La Nuova Ferrara

La prima band al femminile nacque a Ferrara

Quasi 500 anni fa si tenne alla corte di Alfonso II d’Este il “Concerto delle dame”, riproposto ora da Bal’danza a Casa Romei

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Difficile immaginarci come dovevano essere le star della musica nel 1500. Il paragone forse è un po’ troppo astratto ma proviamo a fare uno sforzo ed immaginiamoci la regina Elisabetta che ospita a Buckingham Palace Celine Dion, Tina Turner e Annie Lennox e ogni giorno assiste con un pugno di amici intimi a due ore di live delle tre grandi voci. Tre virtuose artiste tenute sotto chiave come il più prezioso fra i gioielli.

Così forse si dovevano sentire (con orgoglio) Laura Peperara, Livia D’Arco e Anna Guarini le tre cantanti e strumentiste del “Concerto delle dame”, prima “band” femminile della storia nata a Ferrara per volere di Alfonso II d’Este.

A quasi 500 anni di distanza, il “Concerto” è uscito dai camerini privati del duca e così il pubblico di Casa Romei ha potuto apprezzare le voci di tre soprani unite ai madrigali che Luzzasco Luzzaschi aveva scritto appositamente per le tre dame della corte estense.

L’evento, organizzato da Bal’danza e curato da Elio Durante e Anna Martellotti, costituiva un omaggio alla Guarini, unica artista ferrarese del trio, morta prematuramente per mano del marito. Alle voci e ai clavicembali si sono cimentate i soprani e le clavicembaliste del gruppo “Concerto segreto”, costituitosi nel 2007 in occasione del quarto centenario della morte di Luzzaschi.

«Unica l’armonia che emanava tutto il concerto - spiega Valeria Borasio, presidente di Bal’danza - data da musica e giuste parole che descrivevano le varie situazioni, accompagnate dal necessario uso delle fonti storiche, così che mai si è avuto impressione di ascoltare storie bensì frammenti di vita straordinaria, sontuosa, difficile da capire... Mi è piaciuto come è stato presentato da Elio e Anna il dramma della Guarini, una delle tante vittime di femminicidio; la sua storia, così come ci è stata presentata, ci ha fatto capire che la sua Voce grida più forte della sua ingiusta morte».

Il lavoro di Durante e Martellotti, professori ordinari di Bari, si concentra infatti già da vari anni sul mondo musicale e poetico della corte di Alfonso.

Ma entriamo più nello specifico nella vita musicale e di corte di queste tre dame principalissime, come vengono chiamate nei testi d’epoca. Alfonso II, che aveva già tentato la creazione di gruppi femminili, coglie la palla al balzo quando da Mantova, al seguito della sua sposa Margerita di Gonzaga, giunge la bella e carismatica Laura Peperara. A lei si unisce Anna Guarini, figlia del poeta Battista, che all’età di 7 anni aveva visto le zie partecipare ad uno dei primi esperimenti musicali del duca, a completare l’ensemble giunge infine anche la mantovana Livia D’Arco che suonava la viola da gamba. Non dobbiamo pensare che le tre dame fossero integrate nella corte come artiste perché i nobili non potevano svolgere un mestiere, dunque esse erano considerate e stipendiate come dame di compagnia di Margherita. Ma erano musiciste e professioniste, a tutti gli effetti. Conoscevano a memoria più di 330 madrigali, avevano un’estensione vocale di 22 note e di 3 ottave e negli eventi musicali quotidiani potevano raggiungere 7 ore continuative di performance. E questa musica era reservata, eseguita davanti ad una decina di persone fra le quali tuttavia potevano celarsi “spie”, come fu ad esempio Alessandro Striggio, inviato a Ferrara dai Medici.

Alfonso mai voleva rinunciare alla sua musica, a tal punto che, nei periodi in cui era malato, le tre dame suonavano direttamente in camera da letto. Con la morte di Anna nel 1598 e quella di Laura l’anno dopo, il sogno del “Concerto delle dame” finisce ma per la Guarini, che aveva trascorso 18 anni di vita al servizio di Margherita, la duchessa riserverà toccanti parole, incise sul suo epitaffio e che sollevano la cantante dalle ingiuriose accuse di tradimento mosse dal marito: “una figliuola meritevole, et ornata di tutte le qualità degne del nascimento di lei e del grado che ella ha avuto appresso a me; nel qual l'ho sempre conosciuta tale che meritamente posso e debbo render ampio testimonio della sua innocenza”.

Eleonora Poltronieri

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