“Amore tra le rovine” merita i complimenti di un premio Oscar
Il regista Hazanavicius applaude la pellicola ferrarese «Penso sia un film meravigliosamente artigianale»
“Love amoung the ruins - Amore tra le rovine” aprirà il festival cinematografico di Denver e concorrerà in quelli di Seattle e Valdarno; quest’ultimo è fra i più prestigiosi festival italiani. Girato a Ferrara, il film diretto da Massimo Alì Mohammad (Mignon), è un omaggio al cinema muto. Dell’opera il regista Michel Hazanavicius, premio Oscar per The Artist, ha detto: «Penso che sia un film meravigliosamente artigianale, divertente e molto dolce allo stesso tempo. È un bel film. Complimenti».
In questa intervista multipla incontriamo il regista e gli attori Stefano Muroni, Massimo Malucelli e Filippo Parma.
Alì Mohammad, quando nasce l’idea di realizzare un film sulla Prima Guerra Mondiale?
«L’idea è nata casualmente vari anni fa grazie ad un amico, Cristiano Vallieri, socio dell’Associazione Feedback di Ferrara che ne ha collaborato alla realizzazione, il quale mi segnalò la storia del Dirigibile Ferrara. L’episodio era poco presente nelle cronache storiche della Grande Guerra ed aveva un innegabile fascino cinematografico. Dopo anni di ricerche e tentativi di realizzarlo, il film ha preso vita grazie all’intervento di due appassionati di cinema muto di Seattle, Richard Meyer e Susan Harmon, per l’occasione in veste di Meyerhar Productions. Giunti al termine del progetto, siamo felicemente riusciti a farlo coincidere con il Centenario della Grande Guerra e ad inserirlo negli eventi ufficiali patrocinati dal Consiglio dei Ministri».
Perché ha voluto creare un’opera che fosse anche un omaggio al cinema muto?
«Da grande appassionato di cinema, ho avuto da sempre un debole per la poetica dei grandi autori come Murnau, uno dei più influenti della storia, Lang, Wiene ed Ejzenštejn. Solo recentemente mi sono accostato al muto italiano. Apparentemente meno rivoluzionari rispetto ai maestri citati, i registi italiani come Mario Caserini creano una cinematografia decisamente di derivazione teatrale, molto legata all’immaginario del melodramma. Anche con un pizzico di ironia, si è partiti proprio da questo sottogenere per raccontare una storia d’amore nel contesto della Grande Guerra, in un film muto totalmente girato in rispetto delle tecniche dell’epoca ed in costume».
Muroni, chi è il suo personaggio nel film?
«Interpreto Demode Respighi, un giovane soldato idealista, il quale si innamora di Ester, ragazza della borghesia ferrarese. All’inizio crede fortemente nella guerra, come nell’amore vero. Per questo viene turbato, una volta in congedo per alcuni giorni a Ferrara, dall’incontro con la sua amata, la quale gli confida che suo padre l’ha già promessa in sposa a un’importante personalità della città. L’unica cosa che Demode può fare, per riempirsi di gloria e onori e sperare nel matrimonio con lei, è essere protagonista di una grande operazione bellica. Ma c’è il momento in cui si ferma a riflettere, momento in cui prende una decisione...».
Che effetto le ha fatto oggi interpretare un ruolo seguendo i canoni stilistici di un secolo fa?
«È stata sicuramente una grande sfida. Non avevo il supporto della parola, della voce, dunque ogni sfumatura vocale era inesistente e inutilizzabile. Tutta la recitazione passava dal corpo, dal suo movimento nello spazio, dalle espressioni estremamente teatrali del volto, dall’imponenza e dalla precisione del gesto. Ma non è stato facile: appena esageravi sembravi finto, appena “toglievi” la recitazione non trasmetteva più niente. Ho studiato molto e visionato tanti film dell’epoca».
Malucelli, perché ha scelto di partecipare a questo progetto?
«Incontrai Alì in un bar della nostra deliziosa città. Mi aveva chiesto un giovane bravo attore con faccia ’900. Ce l’ho, gli avevo detto. “Bravo?”, “Ovvio! Fu mio allievo!”. Poi mi guardò di sbieco, come fanno quelli del cinema, e mi chiese se fossi interessato ad una parte: quella del cattivo. Oh yes! Lo trovai delizioso. Faccio spesso il regista e farsi dirigere da un figlio acquisito di talento è un lusso: ti dice cosa devi fare e poi ti dice bravo. Poi lo fai, e lui ti dice “fenomeno!”. Trovai delizioso Alì e bellissimo il suo film. Anzi, delizioso».
Parma, qual è il suo ruolo in questo film?
«Interpreto Calipodio, reduce della guerra, stralunato e alcolista, tormentato da visioni e incubi legati al conflitto. Calipodio viene assunto come servitore in casa di Atlas Ferraguti, il cattivo della storia, e alla fine Calipodio contribuirà a farlo arrestare».
Quanto è stato difficile rendere reali e credibili quei fatti drammatici?
«Onestamente non so se sia possibile rendere reali di nuovo questi fatti drammatici, penso si possa darne solo una vaga idea. Per quanto mi riguarda mi sono concentrato sull’idea che mi son fatto sul suono della guerra, il rumore della trincea, l’alternanza straniante tra l’assenza totale e innaturale di suono e un susseguirsi di rumori crescenti, boati che si gonfiamo come palloni e poi esplodono nella testa».
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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