“Confini di luce”, tre giornate dedicate alle identità culturali
Dal 16 al 18 aprile torna il Convegno “Franco Argento” a Ferrara e Portomaggiore Tantissimi gli ospiti per raccontare una versione di multilocalismo senza conflitti
I “Confini di luce” saranno protagonisti del XIV Convegno nazionale “Franco Argento”, dedicato a culture e letteratura dei mondi. Di nome e di fatto, tanto per i mondi tangibili intorno a noi, così una stretta tra mani di colore diverso, quanto per le radici intangibili che le hanno spinte a trovarsi.
Il 16, 17 e 18 aprile i Comuni di Ferrara e Portomaggiore ospiteranno autori di origini e generazioni lontane a testimoniare la loro concezione di “multilocalismo”, la coesistenza di identità culturali differenti nello stesso luogo, che non entrano in conflitto perché rinunciano alla pretesa di legarsi, in maniera esclusiva, a quel territorio. Nessuna egemone sulle altre, ma tutte alla pari.
Proprio “Confini di luce” - lichtgrenze - perché in occasione dei 25 anni dalla caduta del muro di Berlino, è stata inaugurata l’opera di Christopher e Marc Brauder: installazione luminosa lunga più di 15 chilometri che evoca il tracciato del muro, realizzata da 8mila palloncini luminosi, gonfiati a elio, sospesi a due metri dal suolo.
A questa lichtgrenze si sono ispirati il Centro informazione ed educazione allo sviluppo (Cies Ferrara) e l’Associazione “Cittadini del mondo”; quei confini impalpabili simboleggiano un invito all’attraversamento di spazi e mentalità quale alternativa “illuminata” alla chiusura e alla separazione che le frontiere impongono. E oggi l’invito al valico pare essere cresciuto: da un lato, in modo macroscopico, dai milioni di individui che abbandonano il loro paese natio per ragioni di povertà o per sfuggire a guerre e persecuzioni; dall’altro, in maniera sempre più significativa, dalle tante persone che per ragioni di lavoro o per scelta vivono all’incrocio di luoghi, culture e istituzioni diverse, e per cui sembrano assumere un significato inedito questioni come nazionalità e integrazione. Tali esperienze di uomini e donne sempre in transito, “fuori posto”, contribuiscono a rendere “ogni luogo e ogni linguaggio problematico, continuamente esposto alle interrogazioni che arrivano dall’altrove” (Iain Chambers), dunque al cambiamento. E sarà di segno e di senso positivo, cioé crescita comunitaria, solo se gli altri da noi saranno accolti come i vicini di un condominio in espansione.
A illustrarne le sfaccettature di fronte a giovani e non, saranno le parole di Tahar Lamri, Igiaba Scego, il gruppo bolognese multiVersi, i ragazzi di Occhioaimedia, Mohamed Malih, Ribka Sibhatu, Girolamo De Michele, nonché Antonio Dikele Distefano, immigrato di seconda generazione, che chiuderà il palinsesto, sabato 18, alle 17.30, presentando all’Ibs+Libraccio Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti? (Mondadori, 2015). Un esordio che racconta il primo grande amore e la sua fine. Una storia osteggiata da tutti, perché Antonio è nero e per i genitori di lei è il ragazzo sbagliato. E poi ci sono la famiglia di lui, gli amici, la scuola e altri attimi del cuore. Ci sono incontri, momenti che fanno crescere, istanti indimenticabili, come singole tracce che in fila fanno la playlist di una vita.
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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