La Resurrezione di Cristo e i misteri dell’arte ferrarese
Da due opere conservate nell’oratorio dell’Annunziata al celebre Bastianino fino ad arrivare all’ultimo Risorto realizzato dal contemporaneo Baratella
di GIAN PIETRO ZERBINI
Cristo risorto che esce trionfante dal sepolcro dopo aver sconfitto la morte è una delle immagine che meglio esprime il significato della Pasqua. Su questo momento emblematico, descritto solo in maniera differita dai vangeli, la tradizione iconografica e la storia dell’arte hanno tramandato nei secoli opere di spessore e di sublime bellezza. E nel giorno della Resurrezione, poniamo l’attenzione su alcune opere ferraresi che vanno dal Rinascimento ai giorni nostri per celebrare la Pasqua. Nella sequenza in alto si può notare una delle dieci rappresentazioni presenti nell’oratorio dell’Annunziata con la “Resurrezione” di Nicolò Roselli e fa parte del ciclo di affreschi cinquecenteschi “Storia della Santa Croce”.
Si passa alla “Resurrezione di Cristo”, opera di Sebastiano Filippi detto il “Bastianino”, firmato negli anni 80 del XVI secolo, una delle tre grandi pale d’altare realizzate per la chiesa di San Paolo. Questo quadro è diventato il simbolo della mostra proprio sul Bastianino che attualmente si può ammirare nella rassegna espositiva “Lampi di luce” allestita all’interno della Pinacoteca Nazionale di Palazzo Diamanti. Mostra che è costituita anche da opere realizzate dal più grande esponente della famiglia Filippi con un’arte che venne accostata a Michelangelo e Tiziano.
Nella terza opera si fa un salto di oltre quattrocento anni per arrivare dal Rinascimento ai giorni nostri. Nella chiesa di Santa Francesca Romana, da due anni, vicino all’aula battesimale, è stata collocata l’opera “il Risorto” di Paolo Baratella, il più grande artista vivente ferrarese. Baratella che aveva realizzato sempre a Ferrara gli affreschi della sacrestia del Duomo ispirandosi alla grande tradizione pittorica dell’Officina Ferrarese, dipingendo tra l’altro nel 2006 anche una Resurrezione. Per il “Risorto” di Santa Francesca ha tratto spunti dal vicino monastero di Sant’Antonio in Polesine con le figure giottesche, soprattutto per dipingere i tratti del volto di Cristo.
E sempre a proposito di “Resurrezione” e di Oratorio dell’Annunziata vale la pena segnalare anche un lavoro particolarmente significativo, un’opera attribuita a un pittore anonimo nel secondo decennio del Quattrocento di cui si conoscono solo le iniziali G.Z. Opera artistica ritrovata solo nell’Ottocento quando fu tolto un altare monumentale che ne copriva la bellezza. E nel vederlo si può notare come questa assomigli moltissimo alla celebre Resurrezione di Piero della Francesca realizzata tra il 1463 e 1465 e conservata a Sansepolcro. Proprio quel Piero della Francesca che aveva anch’egli realizzato con affreschi, circa un secolo prima, la Storia della Vera Croce ad Arezzo. Coincidenze che si inseguono e chissà se proprio il grande pittore non fosse transitato proprio a Ferrara, ispirandosi? Misteri dell’arte che ben si coniugano con la potenza del mistero della Resurrezione.
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