L’omaggio della Cineteca Nazionale al grande attore
Doverosamente, la Cineteca Nazionale ha reso omaggio a Massimo Girotti, in occasione della pubblicazione, in questo inizio 2015, della prima monografia italiana a lui dedicata da Roberto Liberatori....
Doverosamente, la Cineteca Nazionale ha reso omaggio a Massimo Girotti, in occasione della pubblicazione, in questo inizio 2015, della prima monografia italiana a lui dedicata da Roberto Liberatori. Una vera occasione, questo testo, che restituisce un piccolo spazio nel cinema italiano ad un attore, non l'unico, caduto vittima di una damnatio memoriae che pare governare ormai ineluttabilmente il nostro tempo. La sua vicenda artistica si snoda nell'arco di oltre sessanta anni della nostra storia, a partire dal 1939 quando, da studente universitario proveniente da una famiglia borghese di origini marchigiane, Girotti si ritrova attore a godere di una inaspettata popolarità, complice l'incontro e il sodalizio umano e artistico con registi come Alessandro Blasetti, Giuseppe De Santis, Luchino Visconti e Michelangelo Antonioni, citando quelli più vicini a lui per sensibilità e cultura, maestri di un rigore che lo farà resistere all'usura del tempo e si porterà appresso fino all'ultima sua commovente performance, quella nel film di F.Ozpetek, La finestra di fronte, del 2003.
Piace, in particolare, ricordare le sue giovanili interpretazioni che trovarono collocazione a Ferrara e sulle rive del Po: ci si riferisce ad Ossessione, il capolavoro neo-realista del 1943 di Visconti; la seconda trasposizione, dopo quella di Pierre Chenal, Le dernier tournant, 1939, tratta dal romanzo di James Cain, The postman always rings twice - Il postino suona sempre due volte, ed a Cronaca di un amore, il primo lungometraggio di Antonioni del 1951. Piace qui riportare un brano di intervista che Girotti rilasciò molti anni fa ad un quotidiano nazionale, in cui si parla dei…ferraresi: " (…) La vita, la quotidianità di Ferrara era quella di una cittadina di provincia (…). Nel momento in cui questa era sconvolta dall'arrivo di un regista, di una troupe cinematografica, i ferraresi cominciarono a pensare di trovarsi di fronte a dei matti; c'è da premettere che il carattere della gente non è che fosse il massimo della socievolezza. I loro volti erano attraversati da strani sogghigni, sorrisi ironici, ammiccamenti maliziosi specie nei confronti di Clara Calamai che aveva mostrato per brevissimi istanti il seno nudo nella "Cena delle beffe". Perfino nello scambiarsi un semplice 'buongiorno' risaltava una malcelata ironia nei nostri confronti. Ancora oggi mi domando se il loro atteggiamento fosse la conseguenza della reputazione che avevano allora gli attori».
Maria Cristina Nascosi
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