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Finalmente pubblico l’epistolario integrale della poetessa Pozzi

Il vecchio ma sensibile tavolo al primo piano di Casa Ariosto ospita, finalmente reso pubblico, l’epistolario integrale di Antonia Pozzi, Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere 1919-1938 (Àncora...

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Il vecchio ma sensibile tavolo al primo piano di Casa Ariosto ospita, finalmente reso pubblico, l’epistolario integrale di Antonia Pozzi, Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere 1919-1938 (Àncora Editrice, 2014), curato da Graziella Bernabò e Onorina Dino. Oggi alle 18 ne parlano Patrizia Garofalo e Marco Dalla Torre, con letture dell’attore Gianluca Moiser, che allestirà nella sala una piccola mostra a tema.

Il volume raccoglie per la prima volta tutte le lettere della poetessa presenti nell’Archivio di Pasturo: un viaggio emozionante nella vita di Antonia, nata a Milano nel 1912 da una famiglia agiata, morta suicida nel ’38. L’ambiente colto e raffinato in cui è cresciuta le ha consentito di curare la propria formazione culturale, anche attraverso viaggi in Italia e all’estero. La distingueva un animo dall’ampio respiro: “Nemmeno uno dei nostri sogni deve vacillare dinnanzi ai tuoi occhi, impallidire. Tutti chiari e fermi, come giornate di sole, sicuri” (22 maggio ’32). Nella sua breve esistenza ha manifestato indifferenza nei confronti della mondanità ed una forte attrazione per ciò che riguarda la natura, specialmente per la montagna, unita ad una profonda sensibilità verso i problemi sociali dell’epoca, dai quali trovò ispirazione per le sue immagini.

L’epistolario costituisce uno strumento utile per accostarsi alla vicenda umana e letteraria della Pozzi: si tratta di corrispondenza privata, centrata su legami familiari, tra cui prevale il rapporto difficile con il padre. Le riflessioni presentate, pur testimoniando tanti momenti di crisi, rivelano la sua capacità di reagire con energia alle incomprensioni e alle sconfitte, recuperando il senso della dignità e la propria visione del mondo. I testi consentono di delinearne un profilo che supera decisamente alcune valutazioni superficiali e riduttive, relative alla sua tragica decisione finale, ma soprattutto gettano luce su aspetti fondamentali della sua poetica.

Matteo Bianchi

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