Falstaff sotto una luce nuova Allestimento con proiezioni
La rappresentazione vede sullo sfondo immagini dei classici luoghi verdiani Protagoniste le voci di Manolov, Longhi ed Eleonora Buratto
È il momento del Falstaff. Oggi alle 20 e domani alla 16 andrà in scena, per la stagione Lirica 2015 del Teatro Comunale Claudio Abbado il fortunato allestimento realizzato nel 2013 da Ravenna Festival.
Come si ricorderà la cosiddetta “commedia lirica”, ultima opera composta da Verdi, su libretto di Arrigo Boito, è stata messa in scena grazie a una coproduzione fra numerosi enti e teatri italiani, che la stanno ospitando con notevole successo. La regia e l’ideazione scenica sono di Cristina Mazzavillani Muti, con cui hanno collaborato, per la dimensione visuale del progetto, il light designer Vincent Longuemare, il visual designer Davide Broccoli; i costumi sono di Alessandro Lai, le scene di Ezio Antonelli e i movimenti coreografici dei DanzActori curati da Catherine Pantigny: un team di grande affiatamento e coesione. La parte musicale vedrà, come di consuetudine, il maestro fiorentino Nicola Paszkowski alla guida dell’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini”, col Coro del Teatro Municipale di Piacenza istruito da Corrado Casati.
I protagonisti vocali sono Kiril Manolov, baritono bulgaro più volte impegnato in Italia nel ruolo del titolo; Federico Longhi che veste i panni del geloso Ford ed Eleonora Buratto in quelli della moglie Alice. La coppia innamorata Nannetta-Fenton è interpretata da Damiana Mizzi e Giovanni Sebastiano Sala. Completano il cast Anna Malavasi (Mrs. Meg Page), Isabel De Paoli (Mrs. Quickly), Giorgio Trucco, Matteo Falcier e Graziano Dallavalle nei rispettivi ruoli di Dottor Cajus, Bardolfo e Pistola; Ivan Merlo e Michele D'Adamio (Oste delle Giarrettiera e Paggio).
L'allestimento di Falstaff prende corpo, nella regia di Cristina Mazzavillani Muti, attraverso la magia delle proiezioni, ovvero le immagini dei luoghi verdiani (Roncole, Sant’Agata, Busseto) catturate dagli scatti fotografici di Miriam Anconelli, Luca Concas e Martina Zanzani. Immagini che sono proiettate attraverso una macchina scenica modulare, fatta di nude quinte e di uno spazio a geometria variabile in cui muovere pochi semplici elementi (scale, cunei che diventano piani inclinati, torri e torrette, passerelle, un cassone o una cesta...) che si compongono per accogliere luci ed immagini. Il legame di Falstaff coi luoghi verdiani fu espresso dallo stesso autore, che scrisse che sarebbe stato meglio rappresentabile tra “le mura domestiche di Sant'Agata” che alla Scala. La commedia mette in musica un raffinatissimo libretto che Arrigo Boito trae da Le allegre comari di Windsor e da Enrico IV. Lascia trasparire la devozione di Verdi a Shakespeare con grande energia, riproponendo valori drammatici universali.
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