La Nuova Ferrara

A Barioni il premio “Grandi della lirica”

di GIULIANA MANZINI
A Barioni il premio “Grandi della lirica”

Il tenore ferrarese celebrato ieri a Modena. Il grande successo arrivò nel 1956 al Metropolitan di New York

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di GIULIANA MANZINI

È stato il tenore drammatico Daniele Barioni (per la precisione timbro da baritenore) ad aver ricevuto, ieri pomeriggio, davanti all'affollatissimo auditorium Corale Rossini, in via Borri, il prestigioso premio “Grandi della lirica” assegnato durante un recital di giovani cantanti accompagnati al pianoforte dal maestro Luca Saltini. Un premio prestigioso promosso dal Circolo Mirella Freni di Modena, dal Lirica Club in collaborazione con l'Avis e l'Aido e assegnato a Daniele Barioni - il Placido Domingo ferrarese - nato a Copparo il 6 settembre 1930 forbito e gentile che ha rievocato le tappe di una intensa e fulgida carriera che lo ha portato fino ai fasti del Metropolitan Theatre di New York dove ha esordito cantando nel ruolo di Cavaradossi della Tosca di Giacomo Puccini a fianco di un baritono del calibro di George London (celebre un tale senso la monografia del musicologo Daniele Rubboli dal titolo “Davanti a lui tremò il Metropolitan”). Nel tempio della lirica statunitense si esibì 54 volte, una anche al fianco di Maria Callas in una Traviata del 1957.

La storia di Barioni è avvincente quanto il copione di un'opera buffa: nel 1948, a diciotto anni, lascia la terra ferrarese e si trasferisce a Milano convinto di essere un baritono, ma grazie all'intuito musicale del maestro Bordonali, scopre invece di avere un registro vocale da tenore drammatico. Un tenore drammatico che ha avuto successo. Celebre, a dare un'idea dell'enorme talento e della possente voce di Barioni, la battuta proferita da Luciano Pavarotti che, pare abbia detto: «Per fortuna adesso che canto io non cantano più Corelli, Del Monaco e Barioni».

Una battuta salace, ma veritiera che pone il maestro di Copparo tra i massimi tenori drammatici italiani dell'immediato dopoguerra: una battuta, quella di Pavarotti pronunciata, ai tempi, dal più grande tenore lirico della sua epoca, appunto, big Luciano che sapeva di essere un grande tenore lirico, un po' meno credibile nei panni di tenore drammatico. Non a caso, ieri, durante la premiazione che ha visto la consegna al ferrarese dal forte accento emiliano, della bella scultura di Tommaso Bonantini, il festeggiato, vecchia gloria lirica ferrarese, ha intonato per pochi secondi alcune note rivelatrici di un timbro ancora intatto e potente, simile per bellezza e nitore a quello di Placido Domingo.

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