Falstaff ancora una volta non tradisce i ferraresi
La regia della Mazzavillani Muti, le luci di Longuemare e i costumi di Lai la chiave di volta del successo
Falstaff non ha mai tradito i ferraresi. L’opera di Giuseppe Verdi, dacché dopo lungo oblio ritornò sul palcoscenico del Teatro comunale nel maggio 1999 sotto la bacchetta di Claudio Abbado, ha incontrato il nostro pubblico altre quattro volte, Cento, Teatro Borgatti marzo 2004 e dicembre 2005; Ferrara, Teatro comunale ottobre 2013, poi l'altra sera (con replica ieri pomeriggio). L'allestimento ultimo era quello del Ravenna Festival 2013, regia di Cristina Mazzavillani Muti, interprete principale il baritono bulgaro Kiril Manolov. Questo Falstaff ha riempito il teatro e fra le presenze eccellenti c’è da registrare quella del maestro Riccardo Muti che durante la serata è rimasto chiuso nel suo palco, uscendo poi per ultimo dal teatro. La regia della Mazzavillani Muti, le luci stupende di Vincent Longuemare e i costumi di Alessandro Lai sono la chiave di volta del successo di questo allestimento: la scena si svolge avendo come fondali le proiezioni di interni ed esterni delle terre verdiane: il teatro di Busseto, la Villa Pallavicini, la casa natia alle Roncole e l'idea, in sé originale e "moderna" senza essere provocatoria, è ottimamente realizzata dallo staff tecnico (Ezio Antonelli scenografo, Davide Broccoli visual design). Durante la recita sembrava di assistere, grazie alle luci e alle attrezzerie di scena, a mutevoli quadri di pittori elisabettiani o fiamminghi calati dentro il paesaggio della pianura parmense: in primo piano la ricchezza coloristica e la foggia degli abiti e sullo sfondo le architetture e il lussureggiare della campagna emiliana. La recita era curata in ogni dettaglio l'azione scenica, con figuranti, coro e protagonisti sempre in movimento, ha ben interpretato il dinamismo congenito della partitura. Sul podio dell'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini era un misuratissimo Nicola Paszkowski, interprete di una lettura pratica ed essenziale, scandita e trascinante quanto basta per non tradire Verdi ma anche leggera e trasparente quando il canto e la musica si affidano alle sonorità cameristiche. Il baritono bulgaro Manolov ha il fisico per il ruolo, bravo attore, ma a Ferrara è andato calando fino a mostrare un palese affaticamento vocale nell'ultimo atto. Splendida l'interpretazione di Alice Ford da parte del soprano Eleonora Buratto, la più applaudita, e bene il resto del cast: Federico Longhi (Ford), Giovanni Sebastiano Sala (Fenton), Giorgio Trucco (Cajus), Matteo Falcier (Bardolfo), Graziano Dallavalle (Pistola), Damiana Mizzi (Nannetta), Isabel De Paoli (Quickly), Anna Malavasi (Meg), Ivan Merlo (oste) e Michael D'Adamio (paggio). Il Coro del Municipale di Piacenza era diretto da Corrado Casati.
Athos Tromboni
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