“Diario a Rovescio” La Carmelina presenta le poesie di Tani
“Più che volare alto vola umano:/ guarda l’abisso e indaga,/perché sulla tastiera/ogni apparecchio/ha 21 lettere più 5 per amore/ e 9 cifre solo/ e basta e avanza/ per il decollo,/il volo e l’atterrag...
“Più che volare alto vola umano:/ guarda l’abisso e indaga,/perché sulla tastiera/ogni apparecchio/ha 21 lettere più 5 per amore/ e 9 cifre solo/ e basta e avanza/ per il decollo,/il volo e l’atterraggio”.
Questa lirica, Ricognizione, contenuta nella raccolta Diario a Rovescio, pubblicato per i tipi La Carmelina, esprime la poetica di Marco Tani.
«La poesia è una forma di comunicazione naturale, la più naturale tra gli uomini. Non si è poeti; è corretto invece dire che si fa poesia. Essa è una forma d’indagine, assolve ad una funzione dello spirito», così esordisce l’autore, per il quale scrivere è una necessità, che coniuga alla sua professione di insegnante. La sua ultima raccolta, edita nel gennaio 2014, viene presentata oggi alle 17 alla Biblioteca Ariostea, alla presenza di altri autori che hanno pubblicato per La Carmelina.
Il libro è preceduto da un frammento di Dino Buzzati, nella cui opera immagine e parola si fondevano. È un omaggio che Tani ha fatto a colui che considera uno dei suoi maestri. «Buzzati è una delle mie fonti d’ispirazione», continua.
L’unione tra parola e immagine è costantemente presente nell’opera di Tani che, fra le altre cose, dipinge. «Di solito parola e immagine vengono viste come mondi opposti. In realtà esse si richiamano e si ricompongono una nell’altra. La poesia, dal ’900 in poi, tende all’immagine pura, così come l’immagine tende a farsi parola». L’immagine di copertina è sua e ha specifici riferimenti letterari, Bataille e Klossovsky, nei quali era forte questa interdipendenza tra parola e figura. Gli ideogrammi, posti a lato di ogni poesia, sono un’idea dell’editore Federico Felloni e simboleggiano questa profonda sintonia.
Il mare e la Divinità sono alcuni dei topoi dell’opera: «Tutto affonda le radici nel mito, grande sorgente d’ispirazione poetica. Non possiamo prescindere dalla sua antichità, soprattutto quando ci etichettiamo come futuristi», chiude.
Veronica Capucci
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