La Nuova Ferrara

La Barcellona più calda è già sbarcata a Ferrara

di FABIO ZIOSI
La Barcellona più calda è già sbarcata a Ferrara

Ieri visita in anteprima alla mostra “La rosa di fuoco” che inaugura domenica In parete gli autentici protagonisti di un periodo magico per l’arte mondiale

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FABIO ZIOSI. La ragazza in camicia non è ancora arrivata, ma domenica 19 aprile sarà puntuale all’appuntamento a Palazzo dei Diamanti. Il quadro di Pablo Picasso, simbolo della mostra “La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí” è ancora “per strada”, per il momento nell’ultima sala della mostra è appeso al muro solo una fotografia a grandezza naturale. Ma, si sa, in ogni rassegna che si rispetti, tutti i tasselli - quadri compresi - vanno a posto all’ultimo giorno.

Ieri abbiamo fatto una visita in anteprima accompagnati da Tomàs Llorens (curatore insieme a Boye Llorens) e Maria Luisa Pacelli, direttrice delle Gallerie d’arte moderna. Le sale sono piene di casse, di persone al lavoro che attaccano quadri, sistemano le luci: «Bisogna immaginare tanto - dice Llorens -, ma da qui a venerdì (domani, ndr) saremo pronti».

Lo diciamo subito: una mostra molto bella, piena di stimoli per il visitatore che viene condotto ad attraversare un pugno di anni che hanno infuocato (e non solo in senso figurativo) la capitale della Catalogna. Una città che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento ha vissuto un fermento culturale, politico e sociale ricco di contrasti, i quali arrivarono anche ad una serie di attentati e di scontri tra popolazione e militari che culminarono nel 1909 nella “Settimana tragica”, che con una dura repressione portò alla fine di questa irripetibile stagione. I protagonisti artistici fecero la spola tra Barcellona e Parigi; qualcuno ebbe più fortuna come Picasso, che vediamo in mostra giovanissimo ma che sta già scalando la scena artistica. Gli altri sono Ramon Casas, Santiago Rusinol, Hermen Anglada-Camarasa e Isidre Nonell.

All’ingresso della mostra è un filmato d’epoca proiettato su vari pannelli che da un tram ci porta in giro per la città, è lui a fare quel percorso che collegava il centro urbano ricco di creatività di allegria, “dove il giorno continuava la notte e i caffé e i ritrovi lungo le Ramblas e nel Barrio Gotico pulsavano di gente e di incontri” fino ad arrivare nelle periferie dove regnavano la fame, la povertà, le malattie e anche la voglia di ribellione. La città moderna, motore del cambiamento (nel 1888 ci fu la grande Esposizione Universale che celebrava lo sviluppo economico e urbanistico) ci viene incontro nella prima e, soprattutto, nella seconda sala, dove al centro troneggia uno studio della chiesa Colona Guell di Antoni Gaudí. Una sorta di installazione di catene che pendono dall’alto ma trovano nell’enorme specchio sottostante la loro comprensione; una specie di modello della chiesa con le sue arcate a formula di parabola catenaria.

Esposti ci sono anche numerosi oggetti, sculture, ceramiche che mostrano lo stesso fuoco di rinnovamento che coinvolse tutte le arti. E poi stupendi quadri con colori contrastanti che mostrano l’atmosfera gioiosa dei caffé e il periodo blu dell’ultima sala: “Picasso, e con lui altri animi inquieti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante”. Tutto questo in mostra sino al 19 luglio ai Diamanti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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