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Viaggio nella storia del sant’Anna

Viaggio nella storia del sant’Anna

Maragna ha raccontato le vicissitudini dell’ospedale, dalla piazzetta a Cona

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È l’8 ottobre 1440 quando papa Eugenio IV mette il suo timbro sulla bolla che delibera la costruzione dell’Ospedale ferrarese dedicato a sant’Anna, approvando la richiesta pendente da una decina d’anni formulata da Nicolò III d’Este e dal figlio Leonello. A una condizione: che nella struttura fosse compresa una chiesa con cimitero, “per provvedere al bene delle anime, ma anche al sollievo dei corpi sofferenti”, scrive Luciano Maragna che nel suo ultimo libro (disponibile alla Cartoleria Sociale di piazza Repubblica) traccia la storia del nosocomio cittadino durante un percorso secolare.

La prima sede fu nell’attuale piazzetta Sant’Anna, dove al suo posto in precedenza c’era un monastero di frati armeni: la nuova struttura in pratica soppiantò diversi altri ospedali, piccoli ma poco attrezzati e perciò inefficienti, presenti tra città e campagna. Non tutti sanno che la localizzazione originaria era stata ipotizzata in prima battuta a palazzo Schifanoia, idea poi abortita. Centrale, nell’ottica della realizzazione dell’opera, fu l’illuminata figura del vescovo Giovanni Tavelli da Tossignano, mentre il primo amministratore fu il marchese Agostino Villa, che ebbe subito a che fare con forti difficoltà economiche. “Nel 1450 – scrive Maragna – quando fu visitato dal vescovo Francesco De Lignamine le spese erano il doppio delle entrate. Gli usurai non pagavano i canoni dovuti. Lo stesso rettore nel 1455 fu accusato, dalle autorità comunali, di dissipare e sottrarre i beni dell’ospedale”.

Citando i documenti dell’epoca, l’autore riporta alcune regole interne alla struttura sanitaria, tra cui “che si facciano i letti degli ammalati, si scopino le crociere, et che ognuno attendi al suo servitio”, e che “il Parroco venghi a buon’ora a dire la messa et dispensare li sacramenti”.

Vengono riportati nel dettaglio i beni elargiti tramite lasciti o donazioni. Naturalmente Maragna scorre la storia del sant’Anna e parla della costruzione della sede di corso Giovecca: progetto approvato nell’ottobre 1911 per una spesa preventiva di due milioni e mezzo di lire. Terminati i lavori, “il trasferimento dei malati dalla vecchia alla nuova sede venne effettuato il 17 settembre 1927 in modo agile e perfetto, grazie alla precisa organizzazione diretta personalmente dal direttore sanitario dottor Ferdinando Calzolari”. Il resto, con l’apertura della nuova sede di Cona, è storia di oggi.

Maragna, laureato in lettere all’Università di Bologna e giornalista pubblicista, è socio dell’Accademia delle Scienze di Ferrara e della Deputazione di storia patria provinciale.

Fabio Terminali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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