La Nuova Ferrara

Il maestro Ughi ha incantato la platea anche con le parole

Il maestro Ughi ha incantato la platea anche con le parole

Uno dei grandi della musica ha presentato il suo libro “Quel diavolo di un trillo” «Dobbiamo educare i giovani: solo così potremmo avere un futuro migliore»

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Il teatro don Tosi di Santa Maria Maddalena, nell’ambito della rassegna Parole d’Autore organizzata dal Comune di Occhiobello con Cuore di Carta, ha ospitato un folto pubblico curioso di vedere una “star” internazionale come Uto Ughi, venuto per presentare il suo libro Quel diavolo di un trillo - note della mia vita (Einaudi Editore).

Inizio inconsueto con un filmato che tra armonici e vibrati, pizzicati e colpi d’archetto, ha ripercorso la carriera del “maestro”, con spezzoni di suoi concerti: dall’età di undici anni fino ad oggi, emozionando visibilmente gli spettatori che più volte hanno applaudito. Poi, il violinista icona della musica italiana: Bruto Deodato Emilio Ughi, in arte Uto Ughi - nome che possiamo accomunare al concetto stesso di musica - va in scena, cominciando a spiegare che lo strano titolo non è altro che la parafrasi della celebre sonata “Il trillo del diavolo scritta da Tartini” nel Settecento.

Amabile e cordiale come solo i “grandi” sanno fare, in elegante gessato grigio fumo, camicia lattea e cravatta regimental, conquista gli spettatori come stesse eseguendo la “Partita in re minore” di Bach, brano che lo ha accompagnato fin dal suo esordio a soli 7 anni. Diversi gli argomenti trattati che hanno avuto come filo conduttore non solo l’armonia nella musica, ma anche l’armonia nelle “cose”, nella vita, con una condivisa riflessione di Gustav Mahler sulla tradizione, nella qual afferma che non deve essere il culto delle ceneri ma la custodia del fuoco per le future generazioni.

Il “maestro” ben presto incoraggia le domande del pubblico ed allora si appassiona parlando di un suo progetto di successo (adesso non più finanziato) in cui fra chiese, teatri e auditorium, gratuitamente e con artisti di fama, ha richiamato trentamila spettatori, specialmente ragazzi, segno che Mozart, Bach e Beethoven godono ancora di ottima salute. Si stizzisce quando definisce “un grave errore” che la musica in Italia, specie nelle scuole, non sia considerata per nulla, anzi oramai è la cenerentola di tutte le materie. Si stupisce quando riporta che anni fa la Rai aveva quattro orchestre, a Milano, Torino, Roma e Napoli, che trasmettevano tutte le settimane in ore di massimo ascolto. Oggi, per motivi di costi - dicono - ne è rimasta una sola ed i concerti vanno in onda alle tre di notte, ricordando però che una serata di Sanremo costa come un anno di attività di una sola orchestra. Indugia e sogna dicendo di un progetto da importare dal Venezuela, dove il direttore d’orchestra José Antonio Abreu ha dato a migliaia di ragazzi delle favelas la possibilità di accedere a musica ed educazione, fondando decine di orchestre giovanili e infantili...

«I giovani sono il futuro dell'umanità - ha detto deciso -, se i giovani vengono educati bene, potremmo avere un futuro inevitabilmente migliore».

Anche se si è parlato poco del libro, l’interessante serata scivola verso l’epilogo con due considerazioni. La prima sulla musica pop: «Mi dovete scusare, non sono contrario alla musica popolare, sono contrario alla musica pop, fatta di stridii e di disarmonie».

La seconda sull’incontro con Maria Teresa di Calcutta: «Mi ha insegnato che la generosità deve essere dispensata da pretese di ringraziamenti. Da allora sto cercando di metterlo in pratica giorno dopo giorno». E al termine le immancabili foto e autografi.

Vincenzo Iannuzzo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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