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Quando Sabbioncello ospitava i leader tedeschi

Quando Sabbioncello ospitava i leader tedeschi

Nella Seconda Guerra Mondiale a Villa Maria nella frazione di San Vittore risiedette l’alto comando

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A Sabbioncello San Vittore ebbe sede l’alto comando della 10ª armata tedesca, la più alta autorità militare tedesca in Italia al comando del generale Albert Kesserling (comandante in capo delle forze tedesche nel Mediterraneo, poi nel Sud Italia e sul fronte occidentale; condannato al carcere a vità morì nel ’60), presso il quale soggiornarono prima il generale Heinrich von Vietinghoff e il generale Traugott Herr.

Durante tutto l’inverno 1944-’45 il fronte italiano era rimasto relativamente stabile. I tedeschi schierati sulla linea Gotica, agli ordini del feldmaresciallo Kesserling, avevano insediato il loro quartier generale a Villa Maria nell’abitato di Sabbioncello San Vittore, a Copparo. La deliziosa villa con torretta, a pochi passi dalla chiesa parrocchiale, già Mayer, e attualmente di proprieta del signor Guelfo Borghesi ivi residente, era immersa in un folto parco utile alla mimetizzazione dell’apparato burocratico e bellico tedesco.

Le imponenti piante secolari furono, purtroppo, soppresse e commercializzate per motivi economici dopo la liberazione. Fu proprio dalla piccola frazione copparese che Albert Kesserling, succeduto nella primavera del ’44 a von Mackensen ai vertici delle truppe germaniche di stanza in Italia, a dirigere le operazioni belliche sull’intera linea Gotica.

Il fronte gotico si estendeva dalla provincia di Apuania (le attuali Massa e Carrara), fino alla costa adriatica di Pesaro, seguendo un fronte di oltre 300 chilometri sui rilievi delle Alpi Apuane, proseguendo verso est lungo le colline della Garfagnana, sui monti dell’Appennino modenese, l’Appennino bolognese, l’alta valle dell’Arno, quella del Tevere, e l’Appennino forlivese, per finire poi sul versante adriatico negli approntamenti difensivi tra Rimini e Pesaro.

Le forze tedesche in Italia nell’autunno del ’44 erano composte di 27 divisioni di cui 19 sul fronte, tre di riserva nell’alta Italia ed a Trieste mentre altre tre si dislocavano nelle Alpi francesi. Contrariamente a tutte le previsioni essi non tentarono di accorciare la loro linea di difesa per recuperare truppe al momento dell’assalto finale. Nel mese di ottobre la linea gotica, già sfondata in settembre, era quasi completamente superata ma il maltempo intralciò notevolmente le operazioni. Tuttavia l’ottava armata britannica il 9 novembre occupava Forlì e iniziava ad accerchiare Faenza ai primi di dicembre, impadronendosi di Ravenna il 5.

Contemporaneamente gli indiani inquadrati nella quinta armata marciavano in direzione di Bologna, ma venivano fermati a venti chilometri a sud della città. A quella data il fronte passava per Ravenna, il corso del Lamone, Faenza, Casola, la valle del Senio, si spingeva verso Imola-Bologna fino al monte Grande, quindi attraversava l’Appennino a nord di Bagni e di San Marcello, per raggiungere il tirreno a sud di Massa Carrara. Il 16 dicembre ’44 veniva liberata Faenza con un attacco frontale e, il giorno 21 l’ottava armata raggiungeva il Senio, dopo aver occupato Bagnacavallo. Al centro, il Monte Grande continuava ad essere teatro di violenti scontri. Quell’inverno le attività si ridussero al solo pattugliamento per entrambi gli eserciti.

Il 4 febbraio del ’45 l’attività riprendeva e la quinta armata dovette respingere il 10 e l’11 febbraio diversi contrattacchi tedeschi. Nel mese di marzo gli alleati dovevano mantenere una pressione costante sul nemico per evitare che questi prendesse l’iniziativa, mentre l’aviazione bombardava la ferrovia del Brennero isolando completamente i tedeschi. Il 2 aprile uno sbarco alleato veniva realizzato sull’istmo situato tra le paludi di Comacchio e l’Adriatico a nord di Ravenna. Ai primi di aprile il generale Kesserling veniva trasferito sul fronte occidentale e cedeva il comando a von Vietingoff.

Il ricordo dell’alto comando tedesco a Sabbioncello San Vittore è ancora vivo nelle menti dei cittadini più anziani della frazione, i quali raccontano dei tanti automezzi militari parcheggiati sotto gli alberi del parco di villa Maria e sotto il lungo viale alberato, che dalla villa ex Mari di Sabbioncello San Pietro, ora Baccarini, si allungava fin alle sponda sinistra del Po di Volano. I più ricordano le razzie di generi alimentari che i tedeschi, ormai allo sbando, compivano presso i proprietari terrieri locali ed anche presso i privati. Poco prima dell’arrivo degli alleati ci è stato riferito che frequentemente i tedeschi si sfamavano gettando bombe a mano nelle acque del Po di Volano per cucinare il pesce che, morendo, galleggiava a causa dell’esplosione. Un sabbioncellese di Sabbioncello San Pietro ci ha raccontato di un portaordini che arrivava al quartier generale con cadenza settimanale il quale, puntualmente, si recava presso lo spaccio del signor Aiace Verbeni per acquistare uova da trasformare in una gustosa frittata. Nessuna delle persone interpellate in tanti anni di ricerca ricorda però date precise dell’insediamento del comando, del trasferimento di esso e se a trasferirlo in località più sicura sia stato Kesseling o von Vietingoff.

Graziano Gruppioni

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