La Nuova Ferrara

Caffaz: si è ebrei e basta, lo si voglia o no

Caffaz: si è ebrei e basta, lo si voglia o no

Festa del libro ebraico, con l’antropologo una divertente disputa gastronomica su musica della Balagan Café Orkestra

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La Festa del libro ebraico ha portato in questi giorni a Ferrara diversi momenti di musica, confronto e approfondimenti di temi apparentemente diversi ma tutti legati da uniche e profonde radici. Una manifestazione, quella che si è conclusa lunedì sera, destinata a lanciare la nostra città nel panorama mondiale per quel che concerne l’ebraismo.

Lunedì sera, alla sala Estense, accompagnati dalla Balagan Café Orkestra, Giuseppe Burschtein (imprenditore) e Ugo Caffaz (antropologo), hanno messo in scena una divertente disputa gastronomica, che ha visto rivaleggiare le preparazioni culinarie della comunità aschenazita versus quella sefardita.

Il titolo dello spettacolo, Gan Eden Restaurant- Seimila anni di gioie e dolori nella cucina tradizionale ebraica, ben esemplifica il contenuto della serata: non una semplice spiegazione di ricette tipiche, ma l’importanza che riveste nella cultura ebraica il momento del pasto: «Lo stare a tavola non è solo nutrizione, ma conoscenza e rispetto dell’identità», così affermano i due protagonisti.

E infatti, dopo la presentazione delle origini di entrambi, con la spiegazione dei termini aschenazita e sefardita, ad indicare il primo la discendenza delle comunità ebraiche medievali della Valle del Reno, il secondo gli ebrei residenti in Spagna, i due attori hanno spiegato due ricette caratteristiche delle rispettive comunità: Cholent, stufato di manzo presentato da Giuseppe Burschtein, e il Cuscus, detto anche Cuscussù, illustrato da Ugo Caffaz.

L’attrice Vania Rotondi ha accompagnato con lettura di poesie e brani in prosa, la performance dei due ottimi protagonisti. La regia, a cura di Nicola Zavagli, anche grazie all’orchestra ha saputo ben ricreare le atmosfere intime e accoglienti delle comunità ebraiche.

Significativa la conclusione, affidata alle parole di Caffaz: «Abbiamo qualcosa in comune, siamo ebrei ed esserlo implica un modo di vivere etico. È stato così ieri, sarà così domani: si è ebrei e basta, lo si voglia o no. Tanti si sono ricordati di esserlo solo con l’introduzione delle leggi razziali. Siamo un popolo presente in tutto il mondo, e al di là delle differenze, dell’essere aschenazita o sefardita, ci accomuna l’essere di religione ebraica».

Veronica Capucci

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