Elio porta a teatro il viaggio dei “Fu... Turisti”
Il popolare cantante sarà a Copparo: «Quel movimento portò innovazioni». E regala una massima di Marinetti alla Nuova
Da decenni i ferraresi vantano, almeno alcuni, di essere futuristi sino al midollo. Eppure pare che di futuristico, ma anche di semplicemente futuribile, questo ducato ingiallito dal mais abbia ben poco, se non nelle chiacchiere rinascimentali. A portare qualche risata consapevole, perciò, passerà Elio di Elio e le Storie Tese con i suoi look imprevedibili e l’irriverente “Fu… Turisti”, giovedì 7 maggio, sul palco del Teatro De Micheli di Copparo.
“Fu… Turismo”: un titolo o uno scherzo? Magari si prendevano troppo sul serio?
«Mannò, è uno stupidissimo gioco di parole - risponde -, che racconta il viaggio immaginario di una pattuglia di futuristi; per cui “turisti”. E “fu” siccome si parla di persone che non ci sono più. Scherzi a parte, il movimento conteneva novità e concetti rivoluzionari che, personalmente ma assai inconsciamente, ho fatto miei quando ho cominciato a lavorare in scena».
Ad esempio?
«Penso al trattamento che i futuristi riservavano al pubblico, per fare in modo che non si addormentassero a teatro, e alle provocazioni per mantenere alta l’attenzione. Oppure all’uso delle parole più per il suono che per il significato, specialmente nel primo periodo della nostra carriera».
Perché poi sono stati sottovalutati?
«A causa della fase storica, essendo molto vicini alla destra, sono stati ignorati. Ricordo che a scuola il Futurismo si saltava completamente in letteratura italiana. Fortunatamente oggi l’effetto deleterio del fascismo s’è esaurito e si riconosce il valore dell’arte di allora in modo più imparziale».
Considerando l’interventismo in senso astratto, come capacità di osare, di proiettarsi nel domani, sembra che in Italia scarseggi…
«In generale è così, ma soprattutto in campo artistico; anzi, non si osa per niente. Ed è una delle cause principali dell’inaridimento della vena creativa. A livello mondiale neanche in musica c’è chi azzardi, e non intendo esagerare, bensì non essere banali e prevedibili. Pare, però, che il pubblico sia contento di ricevere sempre lo stesso piatto… e lo credo davvero umiliante. Dal canto nostro, sicuramente non ci siamo adattati agli stili imperanti».
Ma cos'è questa crisi?, la canzone di Roberto de Angelis che intonerà quant’è attuale?
«Si adatta a qualunque crisi ed è la più famosa di quel periodo. Il Futurismo non portò musicalmente chissà che; però de Angelis fu il più cantato e con i testi più interessanti».
Quindi qual è l’orientamento del canovaccio?
«Lo spettacolo si divide in due parti: la prima ripercorre la spedizione fallimentare, da Milano a Napoli su un torpedone, di Marinetti & C. per ammazzare il chiaro di luna, in quanto nemici giurati dei passatisti e avversi agli echi risorgimentali. E si tratta di un falso filologico, nato dalla collaborazione tra gli autori Nicola Campogrande e Piero Bodrato. Nella seconda parte, invece, sta a me, che leggerò e canterò materiale originale».
Cosa c’entra il ritrovamento del famigerato quaderno futurista?
«È partito tutto da lì, da un diario recuperato in una baita in Alto Adige. E fa parte del falso, appunto, che abbiamo immaginato fosse stato scritto da un giovane futurista morto sconosciuto durante la Prima Guerra Mondiale. Una vicenda verosimile, perché prende il largo da un vissuto reale».
Ai lettori della Nuova Ferrara lascerebbe una massima marinettiana dalla quale non si separa mai?
«Volentieri: “La donna preferisce un asinello vivo a un bel cavallo morituro…”, direttamente da Come si seducono le donne. D’altronde - chiude Elio -, Marinetti in materia di conquiste la sapeva lunga».
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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