L’esperienza dell’emigrazione vista da Rrocku
Tutti ne parlano ma nessuno sa cosa significhi veramente. Quasi nessuno. I nostri avi sbarcati in America conoscevano il significato della parola emigrazione così come lo conoscono coloro che per...
Tutti ne parlano ma nessuno sa cosa significhi veramente. Quasi nessuno. I nostri avi sbarcati in America conoscevano il significato della parola emigrazione così come lo conoscono coloro che per necessità e armati unicamente di speranza sono approdati sulle coste italiane. Perdersi nel sale, il nuovo brano di Artan Rrocku è un’espressione in musica di ciò che è stata per il giovane cantautore albanese (naturalizzato ferrarese) l'esperienza dell'emigrazione. «Io e Michele Guberti (coautore del brano) - spiega Artan - abbiamo cercato di evidenziare l'emozione con la musica e le parole. Con l'aiuto di Sara Guberti abbiamo scelto un video forte che possa far riflettere, anche solo per un attimo. Certo, la tematica è delicata quanto antica e considerate le “bufere” sui social relative a fatti purtroppo gravi, può sembrare una “risposta” politica. Io credo che la politica sia un mezzo potente e debba risolvere i problemi di ogni tipo, compresi quelli della migrazione. Ma noi apparteniamo a un altro mondo, appunto, che è quello delle canzoni, della musica “come mezzo” per sensibilizzare o solamente emozionare».
Nel testo della canzone ad un certo punto ci si imbatte in un messaggio forte: «nessuno ti conosce, nessuno vuole sapere davvero chi sei». Il “perdersi nel sale” è anche una perdita d'identità perché gli altri non sono in grado di conoscerci?
«Troppo spesso si assiste ad un disinteressamento e alla diffidenza verso il diverso. Io non ho mai perduto la mia identità, ho gettato con decisione la mia vita nel nuovo mondo per poi raccoglierla rinnovata».
Riguardo ai recenti fatti di Sicilia, cosa ti auguri per le persone migranti? «Il finale del video di "Perdersi nel sale", attraverso il sorriso dei bimbi, riassume la mia speranza in un futuro positivo per quei bambini che oggi soffrono e sono dei profughi ma che spero possano un domani diventare adulti consapevoli in un mondo migliore».
Cosa pensi del "mercato" musicale odierno? «Penso che un aspetto positivo riguardi le etichette indipendenti, stanno prendendo sempre più piede».
Eleonora Poltronieri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
