Bettini, padrone di casa di un Jazz Club da primato
Eletto miglior direttore artistico con il Torrione confermatosi miglior club italiano «Grande soddisfazione, ma i riconoscimenti sono frutto del lavoro di squadra»
di SAMUELE GOVONI
Il Jazz Club di Ferrara per quest'anno ha chiuso i battenti. Dopo le decine di concerti che da ottobre ad aprile hanno animato le mura del Torrione di San Giovanni, il direttore artistico Francesco Bettini e tutto lo staff potranno finalmente concedersi un po' di respiro. Il prossimo cartellone è già in fase di allestimento ma parlarne oggi sarebbe prematuro. Con Bettini abbiamo preferito concentrarsi su ciò che è stato e fare il punto della situazione.
La stagione 2014-15 si è conclusa il 30 aprile, proprio in concomitanza con l'Iternational Jazz Day. Se si guarda indietro cosa vede?
«Il bilancio della stagione è sicuramente positivo. Abbiamo realizzato una settantina di serate, molte delle quali co-prodotte con Ferrara Musica, Bologna Jazz Festival e Crossroads - Jazz e altro in Emilia-Romagna. Abbiamo mantenuto vivi e vivaci i lunedì sera di Happy Go Lucky Local dedicati al nuovo jazz italiano e alle jam session; abbiamo avuto notevoli soddisfazioni anche da quelle targate Somethin'Else, incentrate su percorsi etno-gastronomico-musicali. Possiamo vantare un pubblico fedele e competente, composto da circa 3.000 soci che hanno frequentato con assiduità le serate di programmazione dando sempre un supporto entusiastico all'iniziativa. In tempi così difficili per le tasche di tutti, abbiamo persino registrato un incremento delle presenze e questo dato, assieme a quanto sopra espresso, rende chiaramente l'idea del successo complessivo del nostro lavoro».
Nelle scorse settimane ha ricevuto l'ambito Jazzit Award come miglior direttore artistico d'Italia e quello di Ferrara è stato votato come migliore Jazz Club del Paese. Cosa prova?
«Ovviamente grande soddisfazione anche se, questi riconoscimenti, sono da considerarsi il frutto di un lavoro di squadra dove il sottoscritto è solamente la punta dell'iceberg. La mia nomina in qualità di direttore artistico oltretutto non è esclusivamente data dal lavoro con il Jazz Club Ferrara, ma anche da quello per il Bologna Jazz Festival, altra struttura culturalmente rilevante nel panorama jazzistico nazionale».
Come è andato “The Unreal Book”, primo ciclo didattico firmato Jazz Club Ferrara?
«La didattica è stata sicuramente il fiore all'occhiello di questa stagione ed è nostra ferma intenzione proseguire in questa direzione cercando, se possibile, di ampliare ulteriormente questo settore della nostra attività. Non a caso l'ultima serata, quella del 30 aprile, era proprio un saggio in forma di concerto che ha visto coinvolti allievi e docenti di un workshop mattutino e pomeridiano dedicato alla forma canzone».
I lavori di ristrutturazione sono definitivamente terminati o le ferite lasciate dal sisma bruciano ancora?
«Purtroppo l'iter per la normalizzazione della struttura non è ancora completato. Durante la pausa estiva l'amministrazione provvederà al definitivo completamento, sia dal punto di vista del consolidamento strutturale sia dei lavori relativi alla prevenzione anti incendio. Alla riapertura, prevista per i primi di ottobre, potremmo finalmente restituire alla città il Torrione in perfette condizioni».
Quali i vostri progetti futuri e il suo sogno nel cassetto?
«L'obiettivo sarà sempre quello di proporre alta qualità musicale, con un occhio di riguardo per ciò che di meglio può offrire la scena newyorchese senza barriere di generi, con un piede nella tradizione e uno nella contemporaneità. Cercheremo, come in passato, di tenere in grande considerazione il jazz italiano, la didattica, le collaborazioni con i numerosi partner sul territorio regionale e di continuare nella direzione che ha portato il Torrione ad affermarsi come uno dei migliori luoghi in Italia di aggregazione e confronto per musicisti e appassionati. Ma ad oggi il sogno nel cassetto consiste nel realizzare il mio consueto viaggio ciclo-turistico annuale che mi consentirà il prossimo giugno di ripulire mente e corpo e di rigenerarmi per essere pronto a ripartire in forma con le produzioni estive e i nuovi capitoli autunnali di Ferrara in Jazz e del Bologna Jazz Festival».
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