La Nuova Ferrara

Discoteche, arrivano i Lidi e ritorna l’Enigma

Discoteche, arrivano i Lidi e ritorna l’Enigma

Amarcord sulle notti ferraresi con i volti storici di questo mondo: ma niente nostalgia perché il futuro riserva sorprese

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Mi ero ripromesso che quando mi fossi sentito troppo vecchio avrei smesso di andare a ballare, e così ho fatto. Con rammarico, lo ammetto. Vedo legioni di coetanei che ‘sbranano’ ancora le piste, pantaloni tigrati e camicia sbottonata, apparentemente senza un rimpianto al mondo. Bah, forse hanno ragione loro. Del resto, non lo nascondo, ballare mi è sempre piaciuto. Abitudine disdicevole, forse, per chi si nutre di parole, ma quando ‘dimenarsi’ non coincide con ‘stordirsi’ trovo sia una valida alternativa alla maniera classica di comunicare, meno stucchevole se volete, più spontanea. Oltre a questo mi piace rincasare con le strade sgombre, le consolanti insegne dei negozi, gli orologi delle farmacie, i termometri sospesi, le legioni di prostitute e, immancabili, le affettuose pattuglie della polizia, che si occupano di accudire gli assonnati automobilisti.

Ma non era di questo che volevo parlare. Mentre la stagione autunno-inverno si va spegnendo, infatti, mentre alle discoteche in versione asfittica, benedette loro, si va sostituendo la versione gaudente, sabbiosa e disabbigliata, mentre Meridiana, Malua, Playa, Barracuda, Klink, le gemme della nostra Riviera, stanno arrotando le unghie e lustrando le note per coinvolgerci e convogliarci come ogni anno, mentre i posteggiatori a pagamento, i venditori pakistani e quelli di cocco-fresco stanno fregandosi le mani anche loro, prima di affidarci alle amorevoli cure degli etilometri, l’occasione è ghiotta per usare queste righe per concentrare, perché no, un po’ di ricordi. Si dice che ricordare sia prerogativa dell’invecchiare, e maledizione se è vero. Alcune settimane fa abbiamo parlato delle vecchie discoteche, ma l’intento non era di essere masochisti, anzi. Ne abbiamo parlato perché i baracconi erano, benedette loro, i templi delle nostre emozioni più scoperte, spontanee e vere. Non dimenticatevi che tutti noi, in quegli anni, poco avvezzi al contatto con l’altro sesso, utilizzavamo quei momenti appositamente per, diciamo così, ‘socializzare’. Peraltro conserviamo memoria delle terrificanti feste d’istituto che si organizzavano alle superiori, dove con scelte semplicistiche le scuole venivano accozzate a casaccio, con l’effetto di rendere le cose, se possibile, ancora più imbarazzanti. Sono tuttora indimenticabili le entrate in scena di ‘quelli’ degli istituti tecnici, che pareva non avessero mai visto una donna in vita loro. Occhi fuori dalle orbite, mandibole lussate, scene da fine del mondo! Per questo la discoteca era il porto franco, un luogo fatato dove ‘potenzialmente’ poteva succedere di tutto. Poi succedeva ben poco, ma non importava, perché, ragazzi, che sogni. Erano belli, erano grandi. Erano illimitati. Confesso che di tanto in tanto una parte degli aromi, odori e profumi di quelle giornate mi ritornano e mi fanno sentire bene. Forse un poco triste, ma bene.

Qualche anno dopo il mondo notturno è cambiato, si è diversificata l’offerta, come si suol dire; qui dalle nostre parti c’era il Renfe per i rockettari radicalchic, il College e prima il Pelledoca (e prima ancora l’Enigma, che pare, udite udite, torni a settembre!) per quelli un po’ più fighetti, c’era la Piola per gli ‘sfattoni’, poi lo Zoo che ha messo tutti d’accordo, c’erano (e ci sono ancora) i Giardini Sonori. Bei ricordi. Chissà come eravamo una volta. Forse eravamo persone migliori, forse no. Quello che so è che ci bastava poco, il resto lo compensavamo con la fantasia.

Adesso invece tutto è così esplicito che il rischio cinismo è gravoso, ed è un peccato. Allora il mio augurio per l’estate è soprattutto per i ragazzi: sfruttate gli spazi aperti, sfruttate le discoteche senza soffitto, riprendete a guardare le stelle. Tutto quello che volete è lì, fidatevi, basta allungare la mano. E afferrarlo.

Riccardo Corazza

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