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Torna a Ferrara L’Orfeo di Monteverdi

Torna a Ferrara L’Orfeo di Monteverdi

Sulle tavole del Teatro Abbado in scena l’opera voluta da Isabella D’Este nel 1607

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Avrà sorriso dal cielo Isabella D’Este l’altra sera quando sulle tavole del Teatro Comunale Abbado, è andato in scena L'Orfeo di Claudio Monteverdi che ella fortissimamente volle, quale duchessa di Mantova, nel 1607 alla corte dei Gonzaga. L’opera monteverdiana, per questa venuta “in parente” ed in prima esecuzione integrale a Ferrara, è proprio andata in scena. Non si è trattato cioè dell’esecuzione in forma di concerto come annunciato alla presentazione del cartellone d’opera, ma di una più funzionale “mise en éspace” del regista veneziano Marco Bellussi. L’orchestra era in platea, sul palcoscenico c’erano dei praticabili a più ripiani dove era sistemato il coro e dove agivano col recitar cantando i solisti, le quintine erano sostituite dai pannelli lignei della camera acustica, il fondale era un grande schermo dove il cambio di colore e la proiezione di grandi didascalie tematiche costituivano la cornice ambientale. In alto, sopra il proscenio, scorrevano i sopratitoli del libretto di Striggio. Non è fuori luogo parlare di recita, anziché concerto, perché la mimica dei cantanti, le luci, il movimento, hanno dato all'Orfeo proprio quella dimensione. Bellussi ha lavorato con garbo e sensibilità, disegnando una mise en éspace pulita e tendente al gesto essenziale e il risultato è stato quello di una bella coerenza stilistica fra la musica di Monteverdi e il gusto di Bellussi. Sotto l’aspetto musicale va dato adito al direttore Roberto Zarpellon sul podio dell’Orchestra da Camera Lorenzo Da Ponte di avere ancora una volta dimostrato, a Ferrara, di saperci fare con questo repertorio. Ha sì aggiunto delle parti musicali extratestuali, come preannunciato in conferenza stampa, ma le ha così bene integrate che nemmeno il più incallito filologo può gridare allo scandalo. E per non suscitare preventivi arricciamenti di naso, il programma di sala non ha chiarito se quello che veniva suonato o cantato extratesto era di Frescobaldi o di Rinuccini o di altri autori del periodo di Monteverdi. Bene i cantanti: vi è solo da notare che alcune voci tipicamente liriche impegnate come barocchiste hanno manifestato lo iato stilistico, ma sono risultate anche le più applaudite (rieccoli i melomani del canto spinto!). Mauro Borgioni era Orfeo, Alice Rossi era Euridice, Sonia Tedla Chebreab la Musica, Luciana Mancini la Messaggiera, Marina De Liso la Speranza e Proserpina, Matteo Mezzaro il Pastore e Apollo, Andrea Arrivabene, Paolo Bassi e Claudio Zinutti altri Pastori, Abramo Rosalen era Caronte e Platone, Sheila Rech la Ninfa e Danilo Zeni l'Eco fuori scena. Ottimo il coro Accademia dello Spirito santo diretto da Francesco Pinamonti.

Athos Tromboni

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