Generazione spiata crescere settimana dopo settimana
Questa sera ho preso la macchina, incurante dei rischi del ritorno. Ho parcheggiato lontano, così da potermi avvicinare lentamente. Nel pomeriggio è piovuto, ero in centro a bighellonare e devo...
Questa sera ho preso la macchina, incurante dei rischi del ritorno. Ho parcheggiato lontano, così da potermi avvicinare lentamente. Nel pomeriggio è piovuto, ero in centro a bighellonare e devo ammettere che quel clima ha sempre il suo fascino. Entro e dò un’occhiata in giro; il locale è già pieno, dietro al bancone i baristi si affannano, i ragazzi si affollano anche all’esterno, chiacchierando in piccoli gruppi.
A volte mi piazzo nell’angolo più nascosto e cerco di capire cosa mi attiri così tanto, in questo locale. Forse perché è una vera e propria casa, non un ‘semplice’ pub ma una grande, immensa anima collettiva. Quasi dieci anni, a farci i conti, che vengo qui. Io, noi, un’intera generazione che si è spiata crescere settimana dopo settimana, e settimana dopo settimana ha condiviso le stesse abitudini, le stesse manie, e soprattutto le stesse emozioni.
Ci siamo sentiti parte della stessa famiglia, forse è questo il segreto di queste serate; perché sono le albe assaporate in silenzio a farti crescere, sono le conversazioni sussurrate alle orecchie a farti capire, perché qui la musica, soprattutto dopo una certa ora, è proprio grande, ed è questo che ti fa ricordare quello che sei.
Penso che è strano per me, io che ho sempre sfuggito i gruppi, le massificazioni, che non ne ho mai sentito il bisogno, qui invece mi sento affine, e so che la vicinanza è reale, e non dipende dalla mia opinione. È fatta soprattutto di vibrazioni, e il bello è esattamente quello.
Così, all’improvviso, sento il bisogno di una boccata d’aria, il tempo di infilarmi il giubbino e sono già all’esterno del locale. Due ragazzi si baciano, seduti sul marciapiede di fronte, che immagino gelido. Io guardo le stelle a faccia in su e spero che il cielo, tutto intero, mi caschi addosso. (r.c.)
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