La Nuova Ferrara

#GialloFerrara Short - il racconto di Adele Marini

Reporter a perdere: la vera occasione di Lella

Adele Marini, che da ultimo ha pubblicato il romanzo Io non ci sto. Le ombre del commissario Marino (Feltrinelli, 2015), dà il via alla rubrica Short and shot, dedicata alle prove d’autore per...

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Adele Marini, che da ultimo ha pubblicato il romanzo Io non ci sto. Le ombre del commissario Marino (Feltrinelli, 2015), dà il via alla rubrica Short and shot, dedicata alle prove d’autore per #GialloFerrara. La scrittrice bergamasca non fa fiction, ma si occupa di attualità romanzata. Il racconto seguente è dedicato a tutti i giornalisti che hanno perso la vita per riferire la verità troppo spesso negata, manipolata e piegata a logiche inconfessabili, la quale dorme negli archivi della vergogna, che giace sotto la pietra tombale del segreto di Stato.

Lella nella foto appare molto giovane. Graziosa. A sua madre Renata piace molto quell’istantanea. L’ha sistemata proprio al centro della stanza in modo da averla sempre vicina, la sua Lella. Lella, Graziella.

È la prima settimana di un agosto caldissimo e pieno di lutti. L’agosto 1980. Alle 11 di mattina il cielo romano è di un bianco accecante. L’asfalto molle rimanda il calore in ondate bollenti. Ma Lella non se ne accorge. Non sente l’afa che taglia il respiro. Cerca una cabina telefonica perché vuole chiamare subito sua madre. Trova il gettone nella borsa. Ne ha sempre. Fa la giornalista e deve essere pronta a dettare un pezzo in qualunque momento. I dimafonisti di Paese Sera la conoscono. Si occupa di roba tosta quella ragazzetta. Tipo traffico di armi. Petrolio. Ma non disdegna la cronaca di strada.

Entra nella cabina e mentre compone il numero non riesce a smettere di sorridere. “Mamma, ho avuto i visti. Partiamo”. La risposta di mamma non le piace ma è pronta a ribattere. “No, non so quanto staremo via. Questo lo deciderà Italo”.

Quel viaggio è la grande occasione di Lella. Quella che potrebbe liberarla dalle incertezze del lavoro freelance. È stato organizzato dal suo uomo. Anche Italo è un giornalista. Anzi, è il giornalista. È un reporter di guerra e la stima che Graziella prova per lui sfiora la venerazione. Perché quell’uomo sempre un po’ sopra le righe, estroverso e vanitoso, ha firmato reportage realizzati nei luoghi più pericolosi del pianeta. È un grande esperto di questioni mediorientali. Italo è uno che conosce tutti e ha agganci dappertutto. E adesso sta, anzi, stanno, per andare nel Libano in fiamme, lacerato da un conflitto che dal 13 aprile 1975, quando tutto è cominciato, si è frantumato in mille focolai accesi da fazioni feroci, impegnate in un tutti-contro-tutti.

Graziella sa che all’inizio lui era molto riluttante all’idea di portarla con sé. Non tanto perché pensava che fosse pericoloso. No, le obiezioni di Italo nascevano piuttosto da quella gelosia professionale che tutti i giornalisti di razza provano. E il Libano in pieno massacro era roba sua. Suoi i contatti. Sua l’idea di un reportage da uno dei fronti più pericolosi: quello palestinese. Ma Graziella aveva talmente insistito da indurlo a considerare l’idea di portarsela appresso come interprete, perché lei capiva e parlava l’arabo e il francese meglio di lui, che si esprimeva con una certa scioltezza solo in inglese.

Italo, a 51 anni, era freelance come Graziella ma per sua scelta. Perché voleva decidere personalmente dove andare e cosa scoprire. Quel viaggio in Libano non sarebbe stato esageratamente rischioso per chi, come lui, si era fatto la Guerra dei Sei Giorni ed era stato sul Golan dove sparavano davvero. Italo non ha la frenesia di Graziella. Sa che tutto è organizzato. Il suo interprete che si chiama Samir sarà ad attenderli all’aeroporto di Damasco. Li accompagnerà a Beirut in macchina e poi li farà scortare a sud, fino al castello di Beaufort, roccaforte palestinese. Lì aspetteranno il momento propizio per incontrare chi li guiderà là dove nessun giornalista occidentale è mai arrivato. Nel Sud del paese, ai campi profughi. Dove non c’è guerra, ma solo disperazione. Tutto sommato, una specie di vacanza nel dolore.

Adele Marini

1, continua

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