Ferrara Sotto le Stelle, la prima è intimista
Questa sera il concerto d’apertura vede sul palco del Cortile del Castello Estense i Sun Kil Moon di Mark Kozelek
FERRARA. Ferrara Sotto le Stelle comincia questa sera, per una nuova interessantissima stagione. Come al solito si alterneranno esponenti già affermati del panorama musicale internazionale ad altre interessanti proposte tutte da scoprire. Negli anni diversi sono i gruppi passati da Ferrara ancora poco conosciuti e poi affermatisi in tutto il mondo.
Via da questa sera al Cortile del Castello Estense dalle ore 21,30 (apertura biglietteria alle 19.15, apertura porte alle 20).
Reduce dal successo dell'album Benji, acclamato dalla stampa di tutto il mondo, l'ex leader dei Red House Painters Mark Kozelek è unanimemente riconosciuto come uno dei migliori songwriters degli ultimi anni per il suo folk-rock intimo e confessionale e le non comuni doti liriche. Uno dei migliori poeti della musica contemporanea nella sua piena maturità artistica. Ospite d'eccezione della data ferrarese, alla chitarra e alla voce, il leader degli Slowdive, Neil Halstead.
Dopo l'anteprima primaverile scandita dalle sonorità blues di Cody ChesnuTT, la proposta musicale del festival Ferrara Sotto le Stelle torna a toccare corde più classiche e intimiste per il concerto d'esordio della sua ventesima edizione.
Al contrario di ChesnuTT, la cui gentilezza è proverbiale, Mark Kozelek non è una persona facile. Refrattario a interviste e fotografie, invisibile sui social networks che non ama, riflessivo e introverso fino all'umoralità. “Uno dei maggiori songwriter degli ultimo 25 anni”, ha sentenziato l'influente Ondarock dopo l'uscita di Benji, l'album forse meglio recensito dello scorso anno, non a caso finito al primo posto nelle playlist di fine 2014 delle principali testate internazionali.
Ma la sua storia di musicista ha radici che affondano negli anni Novanta, precisamente in quei Red House Painters con cui ha dato voce ad un folk-rock oscuro e minimale, fatto di melodie evocative e testi introspettivi: la band ideale per una label di culto come la 4AD, l'etichetta di Cocteau Twins, Dead Can Dance e This Mortal Coil.
In quattro album con l'etichetta londinese, Kozelek definisce un'estetica inconfondibile, che verrà etichettata come slowcore o sadcore: folk-rock rarefatto, prevalentemente acustico, ma con significative venature elettriche.
I contrasti con la 4AD provocano il rinvio degli ultimi due album dei Red House Painters: in Songs for a Blue Guitar (1996) e Old Ramon (2001) cominciano anche a fare capolino gli omaggi ai suoi autori preferiti, da John Denver a Paul Mc Cartney.
L'esordio come Sun Kil Moon, è datato 2003: in Ghosts Of The Great Highway.
La prova che la carriera di Kozelek è tutt'altro che in fase calante, ma ha raggiunto, col marchio Sun Kil Moon, il proprio apice, risiede nell'album del 2014, Benji. L’immediato successore, pubblicato il 2 giugno 2015: Universal Themes, titolo antifrastico per un lavoro che restringe ancora maggiormente il focus sul particolare, sul dettaglio infinitesimo e significante di per sè stesso che popola le sue narrazioni musicate: non più metafore ma un flusso di coscienza di fatti.
L'esibizione ferrarese della band godrà del featuring di un formidabile chitarrista come Neil Halstead degli Slowdive, altro leader del panorama rock desideroso di collaborare con i Sun Kil Moon, dopo le incisioni alla batteria in studio di Steve Shelley dei Sonic Youth.
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