I giornalisti vogliono visitare i campi del Fdlp
Essendo freelance, Italo non ha un giornale alle spalle. Realizza servizi e li vende a chi paga di più e questo significa spalle scoperte e spese a proprio carico. Nessuna copertura ufficiale, dunque....
Essendo freelance, Italo non ha un giornale alle spalle. Realizza servizi e li vende a chi paga di più e questo significa spalle scoperte e spese a proprio carico. Nessuna copertura ufficiale, dunque. E questo non rappresenta certo un rischio in più, perché qualsiasi cronista di guerra sa bene che se ci si trova nel bel mezzo di un’incursione aerea o di un attacco con armi pesanti nessun direttore, nessun caporedattore può venirti in aiuto.
Samir aveva chiamato alla fine di luglio: “Ci siamo. Ho un contatto nel Fronte democratico popolare per la Liberazione della Palestina. George. Una volta laggiù qualcuno dei suoi vi avvicinerà e si metterà a vostra disposizione. Tu parla con chi sai per definire tutto. Soprattutto l’aspetto economico perché sarà una trasferta costosa”. Samir si riferisce a Nemer Hammad, il rappresentante in Italia dell’Olp di Yasser Arafat. L’unico che possa far ottenere un finanziamento per il viaggio.
Samir è stato l’autista di Italo in un paio di missioni. In Israele e in Siria. Loro due hanno condiviso la paura per giorni e giorni. E quando si scappa insieme dalle atrocità, si diventa per forza amici. Samir è l’amico palestinese di Italo.
Sulla decisione di includere Lella nel progetto aveva pesato molto il fatto che il George che avrebbero dovuto incontrare era Habbash. George Habbash. Lo sfuggente capo dell’Olp. Italo non aveva mai avuto dubbi sulla lealtà di Samir come interprete dall’arabo in inglese, ma anche lui era palestinese e magari avrebbe ceduto alla tentazione di modificare qualche concetto a vantaggio del suo popolo. Per questo si era arreso alle insistenze di Lella: perché in luoghi in cui contano anche i respiri, avere accanto qualcuno che all'insaputa di tutti capiva perfettamente l'arabo avrebbe rappresentato una garanzia in più.
Il 22 agosto, Italo e Lella si imbarcano a Fiumicino. A Damasco c’è Samir con un certo Sawadi. I tre escono dall’aeroporto e Samir li guida nel labirinto di un immenso parcheggio arrestandosi davanti a una vecchia Fiat di grossa cilindrata. Una 132.
Il 24 agosto, dopo aver superato innumerevoli checkpoint, sono a Beirut. Graziella è sconvolta per quello che vede scorrere dietro i finestrini. Edifici semidistrutti, macerie, polvere. La città più bella e più gaia del mediterraneo ha vomitato la sua anima attraverso milioni di brecce aperte dai mortai, dai bazooka, dai razzi, dai kalashnikov. Il viaggio termina in una strada stretta, lastricata di pietre sconnesse, davanti all’ingresso dell'albergo in cui era stata prenotata una camera per loro: il Triumph, nella zona ovest controllata dai palestinesi. L’hotel è più che modesto eppure Italo non fa una piega. Sa che Samir non li ha accompagnati in un posto qualunque. Si trova nella zona sud occidentale della città, quella controllata dai palestinesi. L’unica relativamente sicura per due giornalisti italiani che fra l’altro, grazie all’interessamento di Nemer Hammad, sono ospiti dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina di Arafat.
Due camere prenotate. Mentre Lella e Italo salgono con i bagagli, Samir rimane nella hall e Sawadi resta seduto al volante. “I’ll be waiting here”. Aspetto qui, dice senza girare il capo verso di loro. I due giornalisti italiani sono stanchi, sudati, ma non c’è il tempo per rinfrescarsi. Devono riattraversare di corsa la città per correre all’ambasciata italiana. A riceverli è l’ambasciatore in persona. Toni e Lella sono giornalisti, mica turisti qualunque.
“Abbiamo intenzione di visitare i campi di addestramento del Fdlp”. Il Fronte di Liberazione della Palestina? Nientemeno? L’ambasciatore dà un’occhiata all’uomo. Gli sembra uno che sa il fatto suo. Ma diamine, la ragazza pare appena uscita dalle superiori!
“Qual è la vostra testata di riferimento?”. “Paese sera” si affretta a dire Graziella. In fondo non è del tutto una bugia. Italo tace. Meglio non far sapere che non hanno in tasca alcun conferimento d’incarico.
Adele Marini
2, continua
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