CINEMA
Le regole del caos: una storia moderna in costume anche se ambientata nel Seicento
di GIAN PIETRO ZERBINI
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I protagonisti del filmLa recensione del film di Alan Rickman, con Kate Winslet nuovamente eroina emancipata
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Le regole del caos
Un film di Alan Rickman. Con Kate Winslet, Matthias Schoenaerts, Alan Rickman, Stanley Tucci, Helen McCrory. Drammatico, durata 112 minuti - Gran Bretagna 2014 .
di GIAN PIETRO ZERBINI
Può una storia ambientata ai tempi del Re Sole essere considerata moderna? La risposta è affermativa guardando “Le regole del caos”, gradevole film in costume diretto e interpretato da Alan Rickman. Senza scomodare Moliere che in quel secolo ha creato opere ancora attualissime e innovative, questa sceneggiatura prende spunto dalla costruzione dei giardini di Versailles per parlare di un’epopea particolare per la Francia e l’Europa. C'è tutto lo sfarzo della periodo di Luigi XIV con un'accurata ricostruzione storica e dell'ambiente assolutista per uno dei più bei film in costume degli ultimi anni. Ma il Re Sole, qui interpretato proprio dal regista, ha un ruolo secondario perché protagonista c'è una donna coraggiosa e moderna per la sua epoca, non nobile e per questa vista con più di una punta di razzismo. Una donna interpretata dalla sempre convincente Kate Winslet, motore di una storia d'amore intensa e combattuta come ai tempi del Titanic. Al suo fianco non ha Leonardo di Caprio anche se dopo “La maschera di ferro” non avrebbe disdegnato nella Parigi del XVII secolo, ma trova il bravo attore fiammingo Matthias Schoenaerts, già apprezzato al fianco di Marion Cotillard con “Un sapore di ruggine e ossa”. La Winslet non è nuova a storie in costume anche perché da giovane era nel cast di “Ragione e sentimento” insieme proprio a Rickman, che qui è alla sua seconda regia dopo “L’ospite d'inverno” nel 1997. Da sottolineare anche la presenza del premio Oscar Stanley Tucci, impegnato nello spigoloso ruolo del duca d'Orleans, cugino del Re. In un confronto tra sfrarzo parruccone da sangue blu e origini popolari si respira un’aria a tratti prerivoluzionaria, anche se alla ghigliottina, a conti fatti, manca ancora un secolo.
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