La Nuova Ferrara

Con quella faccia un po’ così I Gonzaga e i loro parenti

Con quella faccia un po’ così I Gonzaga e i loro parenti

Viaggio a Mantova per sperimentare un “a tu per tu” con i principi

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“Gonzaga. I volti della storia” è il titolo della mostra, allestita nella Sala delle Colonne del Museo diocesano “Francesco Gonzaga” di Mantova fino al 20 settembre prossimo. Dalla rassegna del 1937 in Palazzo Ducale non si era più vista, a Mantova, una mostra di questo genere, in cui le immagini si leggono in funzione della storia di una dinastia, narrando, attraverso i diretti protagonisti, secoli di fasti e glorie, ma anche di efferati delitti e nefandezze commessi in nome della ragion di stato.

Giancarlo Malacarne, che da anni dedica i suoi studi a sondare l’universo gonzaghesco, ha rintracciato in collezioni private quelle immagini di cui Mantova fu privata durante le ben note e tristi vicende che causarono la spoliazione delle collezioni Gonzaga, disperse tra musei e raccolte private in tutto il mondo. Basti ricordare la grande vendita della quadreria al re d’Inghilterra fra il 1627-’28, il sacco dei lanzichenecchi del 1630, le razzie delle due campagne napoleoniche.

Immagini che non ritroviamo più, se non in minima parte, nei musei mantovani: i ritratti dei protagonisti della grande stagione del potere. Molti di questi volti, però, sono fortunatamente affidati, oggi, alla custodia di collezionisti privati, i quali hanno aderito con entusiasmo al progetto che ha dato luogo a questa mostra.

Cento gli esemplari presenti tra medaglie, armi, ceramiche, mappe genealogiche e dipinti, i quali ricostruiscono il mondo estremamente sfaccettato della dominazione gonzaghesca, soffermandosi sul ramo principale della famiglia quanto sui numerosi rami cadetti, presenti per quasi quattrocento anni sul territorio mantovano e oggi bresciano, cremonese ed emiliano, senza dimenticare il periodo dell'annessione del Monferrato che proprio nel fatidico 1707 fu il detonatore della caduta del ducato.

Il corpus di dipinti, anche di notevoli dimensioni, costituisce una novità assoluta che si svela per la prima volta al pubblico, essendo parte di collezioni private e dunque mai esposto in precedenza.

Uomini e donne di potere che hanno lasciato un segno tangibile sul territorio dialogano con i visitatori guardandoli negli occhi e raccontando la loro storia personale, ricomponendo così, come in un puzzle, le complesse vicende dinastiche che costituirono quel tempo esaltante e mai dimenticato; in loro aiuto intervervengono anche delicate pergamene che riportano le mappe genealogiche della famiglia (dove la casa d’Este è spesso presente).

È una rassegna che non privilegia esclusivamente il ritratto in quanto tale, ma intende penetrare l'essenza stessa dei personaggi rappresentati, raccontandone la storia e leggendone l'anima.

Si incontra, ad esempio, la sventurata Margherita Farnese, che a causa di una disfunzione fu ripudiata dal marito Vincenzo I (da qui la celebre Prova che ispirò Maria Bellonci, George Peirefitte e Pasquale festa Campanile; Margherita di Savoia, moglie di Francesco IV Gonzaga, inutilmente sacrificata sull'altare della pace tra le due famiglie, mirabilmente immortalata dal Pourbus; il cardinale Ferdinando, successivamente diventato duca di Mantova, presente in entrambe le dignità; Giovanni Gonzaga con la moglie Laura Bentivoglio, cadetti di Vescovato, rappresentati su due lattole lignee quattrocentesche; la misteriosa ed inquietante Matilde d’Este, moglie di Camillo III Gonzaga di Novellara, legata per sempre alla nefanda e tragica “acquetta” che la vide sinistra protagonista; Eleonora de' Medici, moglie di Vincenzo I, ritratta con il primogenito Francesco da Lavinia Fontana.

Oltre ai dipinti sono esposte alcune mappe genealogiche di eccezionale bellezza e valore documentario, che rimandano a una ricerca effettuata in epoca lontana sulle origini di una grande famiglia, sulle sue diramazioni, sugli imparentamenti, sapienti e finalizzati al mantenimento del potere in tempi oscuri e saturi di pericoli. Una mole di dati che, al di là della funzione strettamente documentaria, presentano espressioni artistiche di straordinario rilievo, come, ad esempio, la pergamena dedicata a Vespasiano Gonzaga del ramo cadetto di Sabbioneta, realizzata intorno agli anni Cinquanta del Cinquecento, con numerosi tondi fondo oro. Inoltre medaglie in oro, argento e bronzo pertinenti diversi personaggi di Casa Gonzaga, riconducibili ad artisti di conclamata importanza, quali Pisanello, Sperandio Savelli, Mola ed altri. Infine, la mostra ospita oggetti di particolare significato, quali ceramiche, libri, cofanetti, armi, appartenute alla famiglia e recanti inequivocabili segni distintivi che testimoniano storie gonzaghesche di grande spessore e afflato artistico.

Alla mostra aderiscono, oltre a numerosi collezionisti, il Museo Gonzaga di Novellara, la Biblioteca Maldotti di Guastalla, la Biblioteca Teresiana di Mantova e la Collezione Unicredit con significativi prestiti. L’esposzione curata da Giancarlo Malacarne è ospitata nel vasto complesso del Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” che guarda la celebra piazza Virgiliana (che sta a Mantova come la ferrarese Piazza Ariostea).

Una visita alla mostra può rappresentare l’occasione per scoprire l’istituzione che raccoglie preziose testimonianza artistiche e storiche della Chiesa mantovana: la quadreria, la collezione di avori, la straordinaria raccolta di arazzi, i preziosi reliquiari della basilica palatina di Santa Barbara.

Vale la pena di soffermarsi nella sezione che custodisce la armature quattrocentesche (intatte) rinvenute all’interno dei manichini ex-voto del santuario delle Grazie (a una decina di chilometri dal centro storico, sulle rive del Mincio).

A bilancio di queste scoperte può essere confermato il continuo e necessario legame dinastico e culturale fra Mantova e Ferrara così vicine e non molto lontane, così affini e imparentate da non fare a meno l’una dell’altra.

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