La Nuova Ferrara

Una giornata dedicata all’insolito evento di Effimero Nullo #1

Una giornata dedicata all’insolito evento di Effimero Nullo #1

Marighelli e Moreau in scena a Palazzo della Racchetta Si parte alle 17 per continuare fino a domani a mezzanotte

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Inizia oggi alle 17 per concludersi domani a mezzanotte l’innovativo fuori programma che il Racket Festival propone a Palazzo della Racchetta (via Vaspergolo 4/6). “Effimero Nullo #1 (Confessioni di un artista di merda)”, questo il titolo dell’evento, con protagonisti gli artisti/perfomer Giacomo Marighelli e Lucien Moreau (al secolo Eugenio Squarcia). Visione e ascolto liberi.

Due scatole. Due individui. Due giorni e una notte. Questi gli elementi essenziali dell’opera. O meglio, un evento di carattere performativo che prende il nome di Effimero Nullo, primo baluardo di un movimento artistico privo di movimento: il cosiddetto Movimento Nullo - simboleggiato dal segno “Ø” - che Moreau e Marighelli fondano e affermano in scia a Jodorowsky, Arrabal, Topor e altri prima di loro.

Lo spazio sacro è indiscutibile. Un luogo senza luogo, nel quale i due costruiranno, giorno dopo giorno, l’installazione stessa. Dandole vita. Dormendo in essa. Intervallando e fondendo arte, musica, letteratura, teatro, giochi concettuali, momenti di pura follia, meditazioni zen. Interagendo tra di loro e con il pubblico. O con l’assenza di pubblico. Cambiandosi d’abito e truccandosi, per raggiungere uno stato di coscienza alterato dall’ispirazione, perdendosi per poi ritrovarsi. Prima, senza nome. Poi, vestiti di un’identità rinnovata. Così facendo, in funzione della narrazione, criticando l’ego dell’artista (e dell’arte stessa), i performer riempiono spazi, vuoti della sala, in totale insindacabile libertà, lasciando al pubblico una disarmante confessione di semplicità. O un enigma da comprendere.

Durante la durata di tutto l’evento (giorno e notte) il pubblico può visitare liberamente l’installazione-spettacolo, osservando lo stato di avanzamento della confessione, a tratti prendendone parte.

Cos’è l’identità? Cos’è l’ego? Abiti, libri, conti insoluti, oggetti, abitudini, gesti, poesia, psicosi, liste della spesa, filosofia, paure, speranze, follie, sogni, ciò che si mangia, che si beve, che si consuma? Tutto è arte. Niente è arte. Chi è l’artista? Come si rapporta con l’esistenza, con il sistema dominante? Qual è la sua intimità? Cosa finirà per diventare? Siamo ciò che scegliamo o scegliamo perché siamo ciò che siamo?

Il titolo è tratto dall’omonimo racconto scritto da Philip K. Dick nel 1957, come omaggio a quell’unica occasione in cui il grande scrittore di fantascienza, afflitto da gravi problemi economici, rinunciò alla propria vocazione letteraria per dedicarsi ad un testo “vendibile” e “facile” ma allo stesso tempo del tutto autobiografico.

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