Tutto esaurito per La Bohème della Osti nel cortile del Castello
Tutto esaurito l’altra sera con La Bohème di Giacomo Puccini allestita per “Lirica in Castello”. La serata era calda ma non afosa, e a metà recita c’era fra il pubblico chi s'infilava giacchetta o...
Tutto esaurito l’altra sera con La Bohème di Giacomo Puccini allestita per “Lirica in Castello”. La serata era calda ma non afosa, e a metà recita c’era fra il pubblico chi s'infilava giacchetta o maglioncino perché la temperatura era sì gradevole ma era scesa notevolmente rispetto al pomeriggio. Meglio di così non poteva andare per gli organizzatori.
L’allestimento curato dalla regista Maria Cristina Osti era quello già andato in scena a Copparo nel febbraio scorso, poi a Reggio Emilia e Cesena. L’azione era ambientata non all'epoca del romanzo di Henri Murger, da cui Illica e Giacosa trassero il libretto, ma 50 anni dopo, nella Parigi di Giovanni Boldini e della belle epoque; per significare questo sui muri del castello dietro al palcoscenico erano esposte, durante la recita, le copie giganti di ritratti fatti dal pittore ferrarese: quello di Lawrence Alexander Brown, poi quello del Giovane uomo, infine la famosa Fanciulla con scialle rosso. E sul pozzo del castello, dove al primo e all'ultimo atto dell'opera era posto il cavalletto del pittore Marcello, c’erano altre copie di quadri dipinti da Boldini. Anche i costumi richiamavano l'epoca della belle epoque. La prova più gratificante, sotto l’aspetto musicale, l’ha fornita il direttore Aldo Salvagno che ha concertato molto bene l'opera, richiedendo all'Orchestra Città di Ferrara quelle sonorità che, senza sovrastare il canto dei solisti e del coro, danno sfogo alla melodia pucciniana, soprattutto nel fantasmagorico atto del Quartiere Latino e nel finale dell'opera quando la protagonista muore di tisi e l'invocazione dell'amato Rodolfo ("Mimi! Mimì! Mimì!") lanciata sulla nota di Sol diesis si stempra in un crescendo struggente che ha fatto e fa lacrimare i melomani da dieci generazioni.
Gli applausi a scena aperta dopo le arie e i duetti, e i prolungati battimani del pubblico nel finale, hanno gratificato tutti i protagonisti, con una particolare preferenza verso la giovane soprano veneta Gioia Crepaldi (Mimì), la voce decisamente più interessante del cast. Con lei hanno cantato Giorgio Casciarri (Rodolfo), Luciano Matarazzo (Schaunard), Alessandro Busi (Benoit e Alcindoro), Raffaele Raffio (Marcello), Daniele Macciantelli (Colline) e Daniela Cappiello (Musetta). Il Coro Giuseppe Verdi di Ferrara e il Coro dei monelli Corrado Govoni di Copparo erano diretti da Renato Vanzini. (a.t.)
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