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Tripudio di fan per il live esclusivo

Tripudio di fan per il live esclusivo

I Jesus & Mary Chain riuniti dopo tanti anni solo per la nostra città

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Jesus & Mary Chain, ovvero: gli anni ’80 sono tornati a Ferrara per una notte. Forse il loro è stato il concerto più atteso della 20ª edizione di Ferrara Sotto le stelle. Tornata in Italia per un’unica data live dopo anni di assenza, la band scozzese capitanata dai fratelli Jim e William Reid si è esibita in piazza Castello, davanti a circa tremila fan che hanno seguito i propri beniamini sino alla fine. L’età media del pubblico è più alta del solito, ci si aggira intorno ai quarant’anni ma ci sono anche tante facce giovani. Tanti che probabilmente all’epoca del successo esplosivo dei Jesus & Mary Chain non erano nati, oppure erano in fasce. E tutto questo è bello, estremamente bello perché dimostra che, ancora una volta, il festival non ha dato vita a una serata per nostalgici bensì ad un concerto rock amato e apprezzato da un pubblico trasversale e intergenerazionale.

Ma veniamo alla scaletta. Il tour porta in giro Psychocandy, l'album più celebre dei Jesus & Mary Chain, uscito nel 1985. Per il trentesimo anniversario la band di Glasgow si è rimessa in pista per celebrare questa importante ricorrenza. Ma il set non si limita alle canzoni presenti nel disco, anzi, Psychocandy arriva nella seconda parte. April skies, Head on, Blues from a gun e Some Candy talking sono i primi brani in scaletta e si susseguono senza respiro. Jim Reid e i suoi non si perdono in chiacchiere, sono abituati a show energici ed elettrici dove non c’è tempo per conversare. Ed è bello così. Finalmente un po’ di sano ‘schitarramento’, viene da pensare. Up too high, Nine million rainy days, Reverence, Upside down e poi il frontman annuncia: «Facciamo due minuti di pausa poi torniamo per Psychocandy, grazie».

E poi è il tripudio. Da Just like honey a It’s so Hard, passando per In a hole, Inside me e Taste the Floor, si arriva alla fine del concerto. Il pubblico salta, applaude, ringrazia. Jim Reid non molla il suo microfono, alla fine ringrazia sbrigativamente e lascia la scena; con lui anche la band. Non ci sono bis e urlare “fuori!”, “fuori!”, stavolta non conta. I Jesus & Mary Chain avevano già dato tutto, ed è stato bello così.

Samuele Govoni

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