Matilde, prima regina d’Italia che dominò immensi territori
Oggi ricorrono nove secoli esatti dalla morte dell’erede di Bonifacio e Beatrice Legata al Papato seppe conquistare tante aree, compresa Ferrara dopo assedio
Solo nel 1208, la dinastia degli Estensi prese possesso dei domini ferraresi che, in precedenza, furono bizantini, longobardi e, franchi, sino a quando in senso di vassallaggio il territorio fu donato al papa da Carlo Magno, questo però, prima di divenire feudo canossiano. La casata degli Attoni-Canossa, già verso la fine del 900 d.C. aveva posto il suo governo in ambito padano. I suoi maggiori esponenti, furono Atto - Adalberto, Tedaldo, Bonifacio e Matilde, ultima discendente di questa stirpe che incarnò sovranità e potenza dei suoi predecessori.
Ricorre quest’anno il 900º anniversario della morte della grancontessa, duchessa, marchesa e regina d’Italia, titolo che le fu conferito nel 1111, quattro anni prima della morte. A motivo di ciò, l’indicazione apposta sulla piccola via che il Comune ha voluto dedicarle in zona Acquedotto, reca un’errata dicitura.
Ma chi era Matilde? Nacque da Beatrice di Lotaringia e Bonifacio Canossa nel 1046. Avendo perso tutti i familiari, ultima la madre Beatrice nel 1076, Matilde entra in possesso di un territorio immenso che si estende dalla Toscana alla Lombardia e racchiude buona parte dell’Italia centro-settentrionale. È una donna potentissima: appoggia nella lotta per le investiture vescovi e papi. Avrà un legame strettissimo, e pure di fede, con il vescovo di Lucca, Anselmo da Baggio, divenuto papa Alessandro II e con papa Gregorio VII, l’Ildebrando di Soana, il quale, per revocare la scomunica ad Enrico IV imperatore, lo mise in penitenza, nel gelido gennaio del 1077(come narra la tradizione) a piedi scalzi, con il capo cosparso di cenere, obbligandolo ad implorarlo, davanti al Castello dei Canossa, dove il vescovo era ospite. Pisa e Lucca, entrarono a far parte dei territori canossiani e anche l’Ordine dei Templari ebbe un fondatore, proveniente da quest’ultima città, nel 1118. Era Ugo dei Pagani, il quale, secondo alcuni documenti riscoperti nel 1600, sarebbe nato da Sigilberto ed Emma e le sue spoglie sarebbero custodite nella chiesa di San Jacopo, nel quartiere di San Romano, dove una cripta murata raccoglierebbe i resti di alcuni uomini degni “d’esser ricordati” (come asserisce Guglielmo, vescovo di Tiro), fra questi Pagani. C’è chi lo vuole francese, nato a Payns, da Troyes, nella stessa campagna che diede i natali a Chretien de Troyes.
Huges, sepolto in terra canossiana, ebbe assidua frequentazione con Matilde. Si racconta che lei, fervente e devota a Gesù, propose svariate volte a papa Gregorio VII di poter celebrare la santa messa. Il papa, viste le pressioni, subordinò la sua richiesta, alla costruzione di 100 chiese prima della sua morte ma, purtroppo, riuscì a farne erigere, 99. in ciascuno dei luoghi in cui comandava, tanto che, i lucchesi appellano Lucca “la città delle 100 chiese” (Ferrara ne contava 103) mentre, in Emilia, ogni cittadina si vanta di possedere la 99esima; ovvero l'ultima.
Intanto, la prima crociata finisce nel 1101, anno nel quale Matilde prende d’assedio Ferrara. Atto-Adalberto, impadronitosi del Castello di Canossa (da qui il nome della famiglia), fu protagonista di alcune situazioni romanzate citate dal biografo ufficiale di corte, Donizone; questi riferì che, morto probabilmente nel 988, fece la fortuna della casata. Il figlio Tedaldo, gli subentrò, insediandosi a Ferrara e continuando la politica d’espansione territoriale, fiancheggiante il corso del Po. Fu papa Silvestro II, ad affidare a Tedaldo di Canossa la facoltà di supervisionare l’operato dei delegati dell’Esarcato, i quali, erano ospitati a Ferrara. In breve, questo mezzo di contenzione nella lotta tra l’imperatore e il papa, concedette ai Canossa ed in special modo a Matilde, di detenere beni ecclesiastici. La parte più nota della vita di Tedaldo è la costruzione del “castrum Tedaldi” nella parte occidentale della città, nella quale avrebbe dovuto competere con i subordinati alla Chiesa ravennate che vivevano nell’antico castrum. Il Castello era nella zona dell’Acquedotto ma venne abbattuto, insieme alla Delizia di Belvedere, per far posto alla Fortezza Pontificia del 1600 circa. Tedaldo acquisì dal padre il titolo di marchese ed un cenno all’impronta canossiana ci viene dal LXIII canto dell’Orlando Furioso dell’Ariosto: “Quando lontan scoprendo di Tealdo....”.
Le prime notizie a noi pervenute sui possedimenti canossiani in terra ferrarese riguardano Trecenta, nella zona a nord del Po, a destra del Tartaro e, quella che oggi sarebbe Casumaro, un tempo, Trecentola; dove ancora si ricorda il “caso amaro” occorso in questi luoghi, dove morì un figlio di Richelda, prima moglie di Bonifacio di Canossa.
In Insediamenti nel territorio ferrarese - il territorio ferrarese nell’Alto Medio - evo, l’autore Augusto Vasina spiega che l’accorparsi dei territori seguiva la linea ascendente a nord-ovest del Po di Ficarolo poi Volano e il Sandalo mentre in fase discendente da Focomorto, Cocomaro, Codrea sino a Voghenza e, lungo il Primaro, Gaibana a Monestirolo.
È l’anno 1054, quando Beatrice e, la figlia Matilde, son prigioniere, in Germania, di Enrico III che muore nel 1056 senza che la politica da lui sostenuta per affossare il potere dei grandi feudatari, abbia dato risultati. Sua moglie, l’imperatrice Agnese, concesse in seguito alle esiliate, di ritornare in Italia. Da quel momento le Canossa risiederanno a Firenze e Mantova. Nel 1076 muore Beatrice e, Matilde, non avendo mai dimenticato l’oltraggio subìto da Enrico III dovuto all’esilio germanico si spende per vendicarsi e, come prima mossa, fà incontrare, nel suo Castello di Canossa, il papa ed Enrico IV, risultando vincitrice sui contendenti. Ma la vita di Matilde sarà sempre piena di lotte tra papato, chiesa e vassalli. I primi due a vario titolo si logoravano nella lotta per le investiture, mentre i feudatari dovevano sedare le ribellioni vassalle, in un momento storico, in cui il desiderio di libertà per le città italiane era forte. Con l’imperatore Enrico V concluse un patto di “pace”, nel quale mai sarebbe venuta meno l’alleanza con il Papato anche se, nel 1111, l’imperatore divenne erede dei beni di Matilde che, così facendo, revocò una concessione fatta in precedenza al Papato, la quale era datata 17 novembre 1102.
Nel 1079, per definire i confini tra episcopato e l’Abbazia di Pomposa, dovette intervenire Matilde, a Francolino e, nello stesso anno, Guido di Federico e Ardizzone di Bucco, insieme ad alcuni laici appartenenti a un ceto sociale meno abbiente (minores), ospitarono a Ferrara Matilde e il suo seguito in occasione di un placito pubblico. Negli anni ’80 del 1000 le sconfitte per Matilde furono innumerevoli. Nel 1083 le rimasero solo Mantova e Ferrara, che perderà in seguito. Con la partecipazione dei veneziani e dei ravennati, nel 1101, la riconquisterà ma si riapproprierà anche di quello che le era stato sottratto da Enrico IV. Nel 1105 Matilde concesse ai maggiorenti di Ferrara la dipendenza ecclesiastica da Roma, l’obbligo per gli abitanti di pagare con moneta veneta, il censo, il possesso delle masse con il diritto di consacrarvi il clero e la riserva del placito pubblico al papa ed a Matilde che lo rappresentava. Interessante di Vito Fumagalli Terra e società nell’Italia padana - secoli IX e X, dove chiarisce come la ricchezza fondiaria e la bramosia di possessione, garantirono alla casata dei Canossa, la linea dinastica.
Pomposa in passato aveva ospitato Matilde, ma pure Barbarossa, Benedetto VIII e, Clemente VIII. Il “patrimonim pomposianum” era operato dai monaci benedettini già nel VII secolo: in un frammento di lettera del 29 gennaio 874 del papa Giovanni VIII all’imperatore Ludovico II, il complesso viene confermato sotto l’egida del Papato. In un certo periodo, all’epoca dell’abate Guido Strambiati (1008-1046), il cenobio primeggiava in splendore culturale su Montecassino, avendo ospitato il padre di Matilde, vari papi e Guido Monaco, che inventò la musica con il suo sistema esacordale.
Mirella Golinelli
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