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auditorium santa maria maddalena

Due donne recitano una vita strana ma reale

Due donne recitano una vita strana ma reale

È pericoloso accogliere chi vuole ripararsi dalla pioggia. Questa è la morale di Una notte di Salomé, piéce dei nostri tempi presentata nei giorni scorsi all’Auditorium comunale di Santa Maria...

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È pericoloso accogliere chi vuole ripararsi dalla pioggia. Questa è la morale di Una notte di Salomé, piéce dei nostri tempi presentata nei giorni scorsi all’Auditorium comunale di Santa Maria Maddalena. L’autunno è ancora distante, l’odore degli alberi zuppi d’acqua e l’umido eppure, grazie ai condizionatori, è ancora possibile il teatro raccolto non all’aperto, ideale per questa opera di Emanuele Vacchetto, che crea l’attesa da bar notturno con sfaceli di coppia, speculari e non ben assortiti. Al centro uno Yokanaan sbronzo e dormiente (non parla mai, emette solo vari grugniti) cui Salomé adocchia subito la testa. Chi dialoga sono le donne, l’attrice famosa (Rita Lovato) e l’aspirante (Caterina Barbieri). La prima è insoddisfatta con un marito regista famoso (tal Gruber, toh) che non la sfiora mai. Il silente-russante, al contrario, si intosta anche nel sonno e Salomé indirizza lì la sua libido, cerca di baciarlo, strafatta di alcol e cocaina (che offre anche all’altra. La Lovato recita con ogni parte del corpo, mettendo in mostra un’ottima espressività vocale e una perfetta dizione; la giovane Barbieri sfoggia naturalezza a profusione. Alessio Boarini risulta decisamente credibile nel ruolo del bel giovanottone assopito, marito di Daisy. La regia di De Laurentis, coadiuvato dall’esordiente Beatrice Ferrari, mette in evidenza i significati del testo con assoluta precisione, rendendo godibile lo scorrere della prosa come se fosse una composizione di cool jazz. Le ombre al di la di una parete permettono di raddoppiare lo spazio scenico.

Un epilogo surreale, grottesco ma non troppo lontano alla realtà che viviamo, e soprattutto che vivremo, con ogni probabilità, nei prossimi 50 anni.

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