Ferrara Sotto le stelle rimane una realtà eccellente
In attesa dei numeri la rassegna anche quest’anno ha presentato delle esclusive The Jesus & Mary Chain su tutti, ma anche i 2Cellos e l’altra sera le Savage
Sipario, dunque, anche sull’edizione del ventennale. L’ennesima che potrebbe essere archiviata sotto la voce di ‘dritti come fusi verso la mèta’. Senza compromessi, come è giusto che sia. Questo è, nel bene e nel male, Ferrara Sotto le stelle, motivo per cui è giusto rinnovare l’encomio a Roberto Roversi e al suo staff, perché se davvero la vocazione artistica di Ferrara è la musica, e ai risultati numerici e alla spettacolarizzazione contribuisce il Buskers, a garantire rispetto e avallo critico, oltre ad una fama che valica i confini nazionali, è proprio la sua creatura. Certo ‘rispetto della critica’ può essere sinonimo di ‘noia’ o, magari, di un riscontro di pubblico non all’altezza delle aspettative, ma non crediamo sia questo l’obiettivo a cui mira il board della rassegna.
In attesa bilanci ufficiali, a parlare sono le eccellenze di questa edizione, The Jesus & Mary Chain, Paolo Nutini e Verdena, i 2Cellos e le Savages, forse il live più sorprendente. Roversi ribadisce spesso che internet (o, se vogliamo identificare il peccato originale, Napster) ha fatto saltare il mercato della musica. Tanto che, vista la possibilità di scaricare (legalmente o meno) qualsiasi cosa, gli artisti non possono più pensare di campare solo con le vendite dei dischi. È quindi diventato fondamentale l’apporto del live, peraltro trasformato in territorio di trincea: cachet impazziti, penali insostenibili, mentre il pubblico pagante è in costante calo. Per i grandi nomi, una battaglia ormai persa. Ma, su di un altro livello, i risultati che si possono raggiungere sono ragguardevoli. Magari aggiudicandosi date uniche, o irripetibili, come è successo per PJ Harvey nel 2011, Bon Iver nel 2012, i Black Angels (e i Sigur Ròs) nel 2013. O avendo la capacità di ripetersi ogni anno, ad altissimi livelli; cosa che non può essere frutto del caso.
In queste serate, poi, seguendo le prove, guardando i tanti ragazzi, volontari o meno, che sudavano, faticavano e si scapigliavano per dare vita a quella specie di magia fatta di parole e note, riuscivamo a pensare soltanto al tempo. Ci dicevamo che spesso le cose nuove, quelle destinate alla memoria, hanno bisogno del giusto tempo per essere prima capite, poi apprezzate. Gli esempi sono tanti, e non ci vogliamo invischiare nell’enumerazione. La rassegna a nostro avviso ha trovato una sua chiave per leggere oltre il ‘qui e ora’. Un insieme di rispetto, dedizione e amore. Forse i sentimenti più adeguati.
Riccardo Corazza
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