«Quasi 18mila presenze, obiettivo centrato»
Soddisfatto “Bobo” Roversi per l’edizione numero 20 della rassegna: sono tante le nostre motivazioni di orgoglio
Si sono appena spente, le luci di “Ferrara Sotto le stelle”, edizione del ventennale. I volti dello staff ancora segnati dalle ore di sonno perso, prima nell’organizzazione, poi nel disallestimento di queste ultime ore, ma nello sguardo di tutta la crew di Roberto Roversi aleggia quella luce particolare, che se non assomiglia alla soddisfazione per un bel traguardo tagliato ne deve essere un parente stretto. Per le conclusioni, per forza di cose provvisorie, abbiamo la fortuna di farci una bella chiacchierata con il deus-ex machina in persona (definizione che sicuramente non gli piacerebbe), per renderci conto di quale sia il sentimento di questa edizione, per la nostra città sicuramente storica.
Allora, Roberto, soddisfatti di come è andata questa edizione del 2015?
«Direi di sì - risponde -; per l’ennesimo anno abbiamo raggiunto le 17-18.000 presenze, che era un po’ l’obiettivo che ci eravamo prefissi (fra l’altro al netto del ‘tutto esaurito mancato’ visto l'annullamento del concerto di George Ezra, sold out già in prevendita, ndr). Certo per chi organizza un festival come il nostro, che ha una gestazione lavorativa di circa un anno, quello che rimane nella memoria sono i gruppi che, per un motivo o per l’altro, non siamo riusciti a portare, ma diciamo che sono abbastanza soddisfatto anche io, per natura incontentabile».
Sono due decenni che il festival si ripete su livelli di eccellenza assoluta, nonostante nel frattempo il mercato della musica sia andato letteralmente sottosopra. Come riesce a spiegarsi questo risultato?
«Sono tante le motivazioni di orgoglio di questi anni, e che hanno creato, nell’ambiente degli addetti ai lavori, una sorta di mitologia di “Ferrara Sotto le stelle”, che parte dal ciottolato di piazza Castello, per finire con un’atmosfera irripetibile, che si apprezza soltanto qui. E che ha portato, negli anni, molte band a ridursi il cachet pur di suonare qui da noi. Tanto da creare anche una sorta di modello ‘sostenibile’ di festival, dato che sia i ragazzi di Sexto ’Nplugged di Sesto Al Reghena (Pn) e quelli di acieloaperto di Cesena hanno riproposto il nostro format, con i dovuti adattamenti, in due città ricettive, con il giusto successo di pubblico e critica».
«Per quanto ci riguarda - continua “Bobo” - grande merito va fin dall’inizio all’amministrazione comunale di Ferrara, la quale ha creduto nella nostra convinzione di poter organizzare questa rassegna nel centro storico, solitamente zona ‘vellutata’ e adibita a tutt’altro, sfruttando un valore aggiunto che è soltanto nostro, ovverosia la possibilità di ‘viversi’ la città. Certo, ogni anno la sfida è combinare un cast che ci convinca da un punto di vista artistico con le esigenze del budget e stando attenti a non farsi accattivare dalle mode del momento, vere e proprie ‘bolle’ musicali che gli strumenti di divulgazione moderni, in testa Spotify, (ma anche colpevole una certa maniera moderna di fruire la musica, molto one shot) tendono ad imporci».
Ecco, questo è un argomento interessante: come riesce a rapportarsi una rassegna che ha fatto del suo ‘profilo’ una sorta di marchio di fabbrica con la volubilità del mercato musicale moderno?
«Beh, immagino attraverso il lavoro serio di tutto lo staff, che nelle serate più impegnative conta anche una cinquantina di persone, e sulla passione. Sembra una frase scontata, però essere appassionati di musica, penso ai tecnici di palco, ai ragazzi del suono, ma anche alla sicurezza ed agli altri operatori, una certa cura riservata agli artisti, il fatto di rendere la cornice tecnicamente ineccepibile e creare un buon ‘clima’, è la cosa che contribuisce a rendere tutto irripetibile».
Il rapporto con la città di Ferrara, invece, dato che storicamente l’attrattività del festival è molto importante fuori dalle mura, un po’ meno per gli appassionati indigeni?
«Io credo che Ferrara dovrebbe essere orgogliosa di questo festival. Per quanto riguarda la fruizione, ogni anno pensiamo ad un concerto in particolare da offrire al pubblico cittadino, ad esempio quest’anno sono stati i 2Cellos. E veniamo puntualmente ripagati ».
Qualche sogno per il prossimo futuro?
Beh, uno ce ne sarebbe. Sono vent’anni che sogno di organizzare “Ferrara Sotto le stelle” in un solo fine settimana. Sogno la città piena come nei festival musicali estivi del nord Europa, il tutto che duri tre giorni. Ma temo che anche per il 2016 non ci riusciremo…».
Eppure, qualcosa nel suo sguardo ci dice che ci proveranno, ancora una volta. Del resto, anche nei sogni dei musicisti, in quelli migliori, c’è quel live perfetto, senza una sbavatura, che se anche è destinato a non raggiungersi, in vita, si cerca sempre, “fino all’ultimo respiro”.
Riccardo Corazza
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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