Ferrara, va da Trieste ad Atene a piedi
Due buone scarpe da tennis e una carriola: è quanto sta utilizzando Umberto Guerra nel suo viaggio in solitaria e a piedi
FERRARA. Un viaggio che neanche la Compagnia dell'Anello di tolkeniana memoria avrebbe osato affrontare. 1700 km a piedi con uno zaino, una carriola, una due buone scarpe da tennis e una sconfinata voglia di mettersi in gioco. Il nome di colui che sta tentando l'impresa è Umberto Guerra, ferrarese, classe '87, archeologo e video maker che lo scorso marzo ha preso la decisione di farsi una camminata estiva da Trieste ad Atene.
È partito il 4 luglio da Trieste e fino ad oggi ha già percorso 850 km viaggiando prevalentemente sulla costa, appostandosi in aree attrezzate con la sua tenda e di tanto in tanto alloggiando in qualche ostello o in casa di qualche buon samaritano.
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:foto-e-video:1.11915066:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/foto-e-video/2015/08/10/fotogalleria/prosegue-il-viaggio-a-piedi-di-umberto-guerra-1.11915066]]
Essì perché quello che rende un viaggio straordinario sono soprattutto le persone che si incontrano. Proprio di loro ci parla Umberto che ha deciso di condividere con "La Nuova" il suo diario di bordo:
«Com'è prevedibile incontro anche automobilisti e viaggiatori che sulla strada si limitano a farti una clacsonata o proprio non ti considerano però sto incontrando anche molto calore nel mio viaggio: famiglie che mi hanno dato ospitalità, un maratoneta sloveno che mi ha regalato una maglietta che ora indosso sempre per riparami dal sole, un ciclista turco che mi ha parlato della sua esperienza sull'Everest. Quando gli ho chiesto com'era stato arrivare sulla cima ha alzato le spalle: “è come qui, dove siamo ora. L'Everest è solo nella tua mente”».
Ora la casa di Umberto è una carriola su cui è caricato il suo zaino e lo aiuta a fare i suoi 20-30 km al giorno. Perché questo viaggio?
«Non esiste una reale motivazione. Sentivo che potevo farlo ed era il momento giusto per farlo. Quando arriverò ad Atene prenderò un aereo per la Nuova Zelanda. Voglio lavorare lì, non perché stia cercando di fuggire dall'Italia ma perché sento la necessità di vivere una nuova esperienza».
Hai mai avuto ripensamenti durante il cammino? «Qualche volta, quando il male alle spalle mi affligge particolarmente e il caldo si fa sentire. Ma sono solo momenti. Poi al tramonto mi butto in mare, lascio riposare i piedi e rinasco. Non ci vuole coraggio per questo viaggio, solo pazienza».
Come ti alimenti per mantenere sempre un buon ritmo? «Legumi, frutta e pane. Qualche volta ho dovuto lasciarmi andare a qualche bistecca, soprattutto se mi veniva offerta da qualche famiglia ospitale».
Qual è il posto più suggestivo che hai visitato? «Probabilmente l'isola di Pag con le sue spiagge, i suoi sassi e le sue caprette».
Perché la scelta della carriola? «Inizialmente ero partito con lo zaino in spalla, senza l'ausilio di alcun mezzo. Poi mi sono reso conto che stavo accumulando un serio ritardo sulla tabella di marcia a causa del peso dello zaino. La carriola mi ha cambiato la vita».
Eleonora Poltronieri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
