La Nuova Ferrara

Il bullismo, lo vedono tutti ma nessuno fa denuncia

Il bullismo, lo vedono tutti ma nessuno fa denuncia

Pubblicati i dati dei questionari sul fenomeno presentati nelle scuole superiori Predominanti le violenze verbali: chi assiste sta zitto per paura o convenienza

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Il bullismo a Ferrara? Esiste e la percentuale è tutt’altro che marginale. Questo in estrema sintesi il risultato dell’indagine effettuata nei mesi di marzo e aprile nell’ambito di #CeChiDiceNO, il progetto sul bullismo ideato ed organizzato dalla Parrocchia di Massa Fiscaglia, in collaborazione con l’Equipe Giovani della Diocesi di Ferrara-Comacchio. Una statistica condotta su un campione di 707 studenti di età compresa tra i 14 ed i 19 anni, equamente divisi tra maschi e femmine, frequentanti gli istituti superiori cittadini come i lidei “Ariosto” e “Roiti”, il “Vergani”, l’istituto d’arte “Dosso Dossi”, quello per geometri “Aleotti” e l’istituto tecnico “Iti”, nei quali sono stati somministrati, grazie alla preziosa collaborazione di alcuni professori delle scuole, specifici questionari.

Quanto emerso si allinea perfettamente alle ultime due indagini sul bullismo condotte a livello nazionale: nel novembre 2014, infatti, Telefono Azzurro e DoxaKids, avevano evidenziato come gli adolescenti vittime o spettatori di episodi di bullismo fossero il 34.7%, un dato molto simile al 33% rilevato nel gennaio di quest’anno dalla ricerca condotta dalla Polizia di Stato in collaborazione con il portale Skuola.net.

Nella nostra provincia la percentuale è leggermente più alta, attestandosi attorno ad un preoccupante 36.2%, con prevalenza di vittime femminili rispetto a quelle maschili. Dati che rilevano come il bullismo colpisca, o abbia colpito, oltre un ragazzo su tre con gli anni più difficili da affrontare a cavallo tra la fine delle scuole medie e il biennio delle scuole superiori. E se il cyberbullismo, relativo cioé al sempre più variegato mondo online dei social network e delle chat private, si mostra in costante aumento, la stragrande maggioranza di episodi di bullismo avvengono ancora negli ambienti di vita reale: 73% a scuola, 10% negli ambienti sportivi e il rimanente 17% nei luoghi del tempo libero.

Tra le azioni perpetrate, in cima alla lista troviamo le violenze verbali e le “prese in giro” con oltre il 67%, seguite dalle umiliazioni in pubblico e dalle violenze fisiche vere e proprie, mentre analizzando le motivazioni secondo le quali si è stati vittime di tali episodi, ciò che emerge rende il quadro ancora più preoccupante: oltre il 39% dei ragazzi pensa, infatti, di essere stato bullizzato a causa dei propri difetti fisici, mentre fra le altre motivazioni principali rientrano i gusti in fatto di moda, abbigliamento o musica (21%), la timidezza (21%) e l’invidia (19%).

Una seconda parte del questionario spostava poi l’attenzione dalla vittima al carnefice, chiedendo ai ragazzi se avessero mai rivestito essi stessi i panni del bullo ed anche in questo caso la percentuale di risposte affermative è stata rilevante, attestandosi attorno al 13% con motivazioni che spaziano tra vendetta, gusti personali ed invidia.

La terza ed ultima parte dell’indagine, per finire, era volta a capire quanti adolescenti, anche senza mai aver compiuto o subìto episodi di bullismo, avessero assistito ad episodi del genere: il 55% degli intervistati ha dato risposta affermativa e - tra questi - molti hanno reagito con indifferenza, ammettendo di non aver fatto nulla per paura o per sconvenienza.

In ultima analisi, si tratta di dati tutt’altro che positivi, dunque, a testimonianza di come il bullismo sia un fenomeno in costante crescita ed una piaga ormai sempre più radicata all’interno della nostra società. Occorre, dunque, una presa di coscienza da parte del mondo degli adulti, nel tentativo di prevenirlo, limitarlo e combatterlo. Un impegno condiviso tra istituzioni, scuole, genitori, associazioni, gruppi, società, comunità, lavorando di comune accordo e rispettando la posizione dell’altro, per puntare al bene ultimo dei nostri ragazzi, quelli che rappresentano il futuro della nostra società.

Luca Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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