La Nuova Ferrara

Luigi Migliorini, eroe dimenticato di Stellata

Luigi Migliorini, eroe dimenticato di Stellata

Era nel Reggimento Bersaglieri travolto nell’Alto Bellunese: corpo ed effetti personali mai ritirati e nessuna medaglia

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Sul monumento ai caduti nella guerra 1915-1918 del Comune di Bondeno, l'ultimo nome inciso sul marmo è quello del soldato Luigi Migliorini di Stellata, della 3a cp. del 27º Battaglione dell’XI Reggimento Bersaglieri, caduto il 2 novembre 1917.

Migliorini è uno degli oscuri eroi il cui sacrificio è rimasto nascosto, travolto dalla drammatica scansione degli eventi che seguirono alla disfatta di Caporetto ed obnubilato dalla generale cattiva nomea di tutto ciò che vi fosse collegato.

L’XI Reggimento Bersaglieri scandì, nei primi giorni di novembre 1917, una delle sue pagine più gloriose e sofferte, sacrificandosi in un’oscura ma necessaria opera di tamponamento nell’Alto Bellunese, nella zona del Passo della Mauria e Casera Razzo, tra Carnia e Cadore, per permettere alla IV Armata del generale Di Robilant, in esiziale ritardo, di guadagnare in qualche modo la discesa lungo la valle del Piave verso Belluno ed il Grappa.

Alle 5.30 del 7 novembre, con il terreno coperto dalla neve e un termometro che segnava -12º, la 94ª divisione a.u., approfittando di fitti banchi di nebbia, attaccò il Passo della Mauria e se il primo assalto fu respinto, ciò non avvenne per il secondo, iniziato verso le 8 su un fronte più ampio da parte del Landsturmbataillon I/26, assieme al battaglione Jäger. Alle 12 circa la pressione nemica raggiungeva il culmine e attorno al valico si sviluppò una lotta furibonda: le nostre mitragliatrici crepitavano ininterrottamente nel tentativo di fiaccare l’intraprendenza avversaria, ma alla fine furono messe a tacere. Molti cadaveri italiani ed austriaci rimasero per mesi, talvolta per anni, nascosti nei boschi del Mauria, e solo per pochi di loro ci fu la possibilità di una degna inumazione nei cimiteri del Cadore, cosicché il pietoso ufficio della sepoltura e della memoria toccò ancora una volta alle pie donne tutrici, le madri cadorine che anche in quell’anno, come sempre del resto nella storia, mantennero il filo evangelico della civiltà e dell’umanità nella trionfante barbarie della guerra.

E furono proprio delle donne di Lorenzago che il 13 marzo 1918, allo sciogliersi delle nevi, rinvennero in una sperduta trincea il corpo di Luigi Migliorini, il quale fu riconosciuto grazie ad una cartolina trovatagli addosso e scritta dalla fidanzata Giuseppina Pignatti. Poco più sotto trovarono il cadavere di un austriaco, caduto durante l’attacco.

Mossi da curiosità furono fatto delle ricerche e grazie ad una cartina degli anni ’20, con i luoghi dei ritrovamenti dei caduti, e poi con l’ausilio della vecchia guardia comunale, è stato possibile individuare il luogo esatto dove il nostro era caduto. Avvalendosi poi della legge regionale 12.8.2011, n.7 che autorizza la raccolta dei reperti mobili e cimeli della Prima Guerra Mondiale, fu sondato il terreno col metal detector e con grande sorpresa portati alla luce numerosi, commoventi, reperti, bossoli, gavette, posate, scatolette di carne in conserva…, che a quasi 100 anni di distanza hanno permesso di ricostruire l’esatta scansione dei fatti.

I nostri, 4 o 5 bersaglieri, si difesero caparbiamente dall’attacco di una pattuglia austriaca che aveva risalito le erte faggete del Mauria, prima con lancio di bombe a mano “Sipe” e poi a colpi di fucile “91”. Gli assalitori si portarono fin sotto i reticolati, visibili ancor oggi, a 10 metri dalle postazioni, e proprio qui uno di loro fu mortalmente colpito. A testimonianza del dramma allora consumatosi, sui reticolati c’erano ancora, fino a qualche anno fa, un elmetto, delle borracce, un cucchiaio, un moschettone, munizioni ed altri oggetti personali.

Gli austriaci insistettero e riuscirono ad aggirare prendendo sotto tiro la postazione dalla sinistra. A questo punto Migliorini si spostò qualche metro più in dietro per controbattere ma uno degli assalitori, con un colpo ben assestato e ad una distanza di 30 metri, lo centrò: il proiettile, sparato dal basso verso l’alto, lo colse sotto l’orecchio sinistro fuoriuscendo dall’alto e facendogli saltare letteralmente la testa. Il poveretto poi rotolò in una buca dove è stato ritrovato l’elmetto con il foro del proiettile e, sul luogo dove cadde, tanti effetti personali: dai ramponi da ghiaccio alle posate e la gavetta. I nostri bersaglieri si videro perduti, cosicché tentarono di porsi in salvo risalendo di corsa le impervie balze e sfuggire agli assalitori.

Quello di Migliorini è uno dei nomi che compongono una triste litania che, confinata su documenti locali, nessuno ha mai avuto la voglia di divulgare in Italia e oltre confine, anche in tempo di pace: Dikass e Grasso, Càslawski e Secchia, Kurz e Caputo, Strefanko e Valpreda, gli oscuri internazionali eroi che le rispettive patrie hanno dimenticato.

L’albo d’oro dei caduti della Grande Guerra non menziona Migliorini, e gli altri non li ricorda o confonde il luogo del sacrificio. Eppure, quegli oscuri caduti in Cadore meritano ancor più rispetto ed ammirazione, la loro resistenza disperata è stata mirabile, meritevole fra l’altro di una medaglia, che invece non arrivata e, peggio ancora, mai stata proposta. Ecco quindi il valore del centenario: fare in modo che la loro memoria non vada perduta e finalmente, almeno da noi, giunga un tardivo grazie.

«Sarebbe poi bello - dicono gli storici Walter Musizza e Giovanni De Donà - che il Comune di Bondeno onorasse questo suo coraggioso figlio, magari con un fiore sulle trincee del Mauria. Per noi ricercatori la soddisfazione più grande sarebbe quella di poter contattare i parenti di Migliorini, portarli in pellegrinaggio sul luogo dello scontro e avere una sua foto».

Per informazioni e contatti: tel. 348 0328146 o mail a dedonagiovanni@libero.it

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