Al Asaad e la memoria violentata di Palmira
La figura dell'archeologo trucidato dall'Is al centro dell'incontro all'università di Ferrara con Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla, e Livio Zerbini
FERRARA. Ai tesori di Palmira Khaled al Asaad aveva dedicato mezzo secolo della sua vita: conosceva la storia di ogni colonna, ogni statua, ogni centimetro di questa città che un tempo fu un vitale centro carovaniero. Un amore immenso finito nel più tragico dei modi, reciso da quegli stessi fanatici pronti a distruggere a martellate i simboli di una cultura. Ogni volta che la furia iconoclasta si abbatte su monumenti e statue, il mondo piange la perdita di capolavori incommensurabili.
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C’è chi critica la sovraesposizione dell'archeologia rispetto alle vittime del conflitto mentre Jonathan Jones, giornalista inglese, scrive sul Guardian del 19 maggio che non c’è differenza tra salvare pietre o persone poiché, privi del passato, saremmo solo “animali senza memoria”. Passato, presente e futuro sono strettamente interconnessi o possono viaggiare su binari separati? È un tema importante, su cui si gioca una partita sostanziale.
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A questi temi è dedicato l’incontro “Quale futuro senza memoria?” che si svolgerà a Ferrara venerdì 11, ore 18 nell’Aula Magna del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Ferrara in Via del Paradiso, 12.
Interverranno Paolo Matthiae, archeologo, scrittore e orientalista, ha lavorato a lungo in Siria e Iraq, è stato direttore della spedizione italiana ad Ebla, della quale è considerato lo scopritore; Livio Zerbini, archeologo, docente di Storia Romana presso l'Università di Ferrara e direttore della spedizione italiana ad Halmjris (Romania) e Gonio (Georgia); il fotografo Luca Campigotto e Fabio Lazzari, presidente del Gruppo Utet Grandi Opere - Fmr.
Durante l'incontro sarà presentato il volume “Roma. Un impero alle radici dell’Europa” edito da Fmr (il gruppo Utet Grandi Opere - Fmr è dal 2014 parte di Cose Belle d’Italia). I testi sono di Livio Zerbini mentre l’apparato iconografico è costituito da immagini inedite appositamente realizzate per il volume dal fotografo Luca Campigotto: 140 scatti di luoghi e monumenti di interesse archeologico: Roma, Pompei, Tivoli, Ostia e altre località raggiunte dell’impero romano (Istanbul, Spalato, Merida, Arles, Nîmes, Saint-Rémy-de-Provence).
La lettura per immagini delle vestigia di Roma condotta da un grande artista ci aiuta a ricordare che l'eredità di quel mondo è ancora presenza viva fra noi e che forse dalla storia abbiamo ancora molto da imparare.
L'archeologo #Matthiae: "L'Occidente non tutela né le vite umane né il patrimonio di Palmira" http://t.co/qplDauQEqk pic.twitter.com/hNIrF8mz1G
— Adnkronos (@Adnkronos) 23 Maggio 2015Per quel che riguarda la scelta editoriale, l’antica Roma rappresenta uno dei capitoli più avvincenti della storia universale: da piccolo villaggio di pastori riuscì a dar vita a un grande impero. Tuttavia, al di là dell’espansione territoriale, l’importanza della storia di Roma risiede principalmente nella sua eredità culturale, ancor oggi viva, attuale e comune denominatore dei popoli d’Europa. Dall’alfabeto al diritto, dalle tecniche amministrative alle arti, dalla letteratura alle infrastrutture per le città e le comunicazioni, sono nella Roma antica le radici dell’Europa moderna e non solo. Un altro aspetto di modernità della Roma antica risiede nell’aver saputo creare e gestire per lunghi secoli una sorta di “globalizzazione ante litteram”.
Il filosofo Rémi Brague, nel suo libro Europe, la voie romaine, afferma che Roma seppe realizzare l’attitudine del “saper ricevere” da altri popoli e culture, sperimentando già duemila anni fa una società in cui non vi erano romani e stranieri, ma cittadini. La cittadinanza romana infatti, al di là delle appartenenze etniche o territoriali, costituiva il “cemento” che permetteva di sentirsi comunque pienamente integrati e partecipi di un unico mondo. L’Europa di oggi, dopo guerre e divisioni profonde, cerca la concordia nella diversità (“In varietate concordia” recita il motto dell’Unione Europea) e dunque, secondo gli autori, non può fare a meno di guardare alle sue radici più profonde e alla lezione di Roma antica.
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