Presentato a Venezia “Il pesce rosso dov'è?” di Elisabetta Sgarbi
Ieri sera al Festival del Cinema di Venezia è stato presentato il terzo episodio della trilogia che Elisabetta Sgarbi ha dedicato agli uomini e alle donne del Delta Po. Dopo “Per soli uomini” e il...
Ieri sera al Festival del Cinema di Venezia è stato presentato il terzo episodio della trilogia che Elisabetta Sgarbi ha dedicato agli uomini e alle donne del Delta Po. Dopo “Per soli uomini” e il “Pesce siluro è innocente”, è stata la volta de “Il pesce rosso dov'è?” che, attraverso i racconti dei pescatori, lancia un grido d'allarme per la salute di quella zona d'Italia.
«Il mio film – spiega la regista - invita ad ascoltare gli uomini e le donne del fiume. La loro memoria non è qualcosa da raccogliere per gli archivi. Le loro parole riguardano il nostro futuro e il futuro del fiume. L'inquinamento delle acque, la scomparsa delle specie dei pesci non è estraneo al nostro destino. E l'appuntamento a Venezia, proprio per questo motivo, si è allargato ben oltre il Po, con due scrittori, Cunningham e Richard Flanagan».
Proprio riguardo alla presenza della Sgarbi al festival, il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha affermato: «A giugno l’Unesco ha dichiarato il Parco del delta del Po una riserva della biosfera di valore mondiale perché è luogo speciale, dove si incontrano natura e cultura, in forme e modi affascinanti e unici. Quel riconoscimento è un onore ma anche un impegno. Il film di Elisabetta Sgarbi testimonia un amore speciale che lei, ferrarese, intrattiene con il grande delta, frontiera amica e nemica dove il fiume incontra il mare. Lo sguardo di Elisabetta – conclude Bonaccini - sugli uomini del delta, sul loro lavoro, sulle loro storie, ci consegna quei luoghi da un’altra angolazione. Il lavoro di Elisabetta Sgarbi valorizza il delta del Po per l’oggi e per il futuro».
A parlare delle condizioni allarmanti in cui versa l'ecosistema del fiume è uno dei pescatori protagonisti de “Il pesce rosso dove'è?”, domanda che sintetizza la sparizione di molte specie di pesci: «La causa sono i comportamenti dell’uomo che alterano l’ecosistema, il clima, senza prendere in considerazione le conseguenze. Si usano molte parole ecosistema, biodiversità, ma al di là di queste non si fa nulla e le specie continuano a sparire. L’unico modo per migliorare la situazione è provare a modificare questa tendenza tramite la comunicazione. Certo, ci vuole anche chi percepisca il messaggio ma la comunicazione è una scienza e dovrebbe essere capace di modificarne i modelli culturali ed educativi».
Samuele Govoni
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