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Il Ferrara Art Festival abbandona Palazzo Racchetta

Il Ferrara Art Festival abbandona Palazzo Racchetta

L’art director Virgilio Patarini saluta per incomprensioni con la proprietà «Serve più professionalità, andrò altrove perché qui regnava l’incertezza»

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Dopo quattro anni di eventi a Palazzo della Racchetta e due edizioni del Ferrara Art Festival, Virgilio Patarini decide di abbandonare il campo: «Sarebbe un peccato - ha esordito - rinunciare a un format in espansione che ha unito la musica all’arte figurativa e presentazioni di libri. Penso che ne organizzerò una terza, non lì».

Il direttore artistico prende le distanze dalla gestione dell’edificio storico, di proprietà di Enrico Ravegnani, nipote di Laerte Balboni, scomparso lo scorso novembre. Lo zio lungimirante mai aveva smesso di finanziare i restauri per mantenere splendente il palazzo dove, pare, ci fosse il campo da “racchetta” degli Estensi, datato 1200 circa. Uno scrigno medievale di cui anche Patarini ha colto le potenzialità: «È stato un contenitore di manifestazioni importanti, quartier generale di Ferrara Marathon, oppure Internazionale e Altroconsumo, che però lo facevano scomparire. Il mio intento era di valorizzarlo appieno».

D’altronde, ci sarà stato un motivo scatenante che abbia condotto Patarini a una scelta tanto brusca, perché i risultati del suo festival “policromo” sono felici ed evidenti: in due mesi e mezzo il suo staff ha messo in piedi una ventina di serate e altrettante mostre, con circa 6mila presenze complessive. Uno staff ferrarese “doc” che sta diventando stabile, e tanto Luca Garcina, che lo ha aiutato negli allestimenti per una collaterale della Biennale veneziana, quanto Francesca Stabellini, che si è confermata sua assistente, lo seguono con entusiasmo e motivazione.

«Nelle condizioni attuali - prosegue Patarini - nel palazzo abbiamo dato il massimo. I tempi organizzativi erano troppo stretti e incerti, trovandomi convegni inseriti all’ultimo nei giorni del festival. E mai c’è stato un contratto scritto, era tutto sulla parola».

In soldoni, sarebbe come possedere una Ferrari e tenerla imballata: «Potrebbe avere entrate maggiori, lavorando in modo professionale; facendo una programmazione pluriennale e garantendo la comunicazione tra i vari operatori. Se ne volessi ideare una terza edizione, mi servirebbero pure delle strutture sicure. Ad esempio, le sedute, i tavolini del bar, il palco e i supporti espositivi erano di mia proprietà, che poi ho messo a disposizione anche del resto».

È dal 1999 che Patarini, insieme a Valentina Carrera, fa questo per l’Associazione “Zamenhof Art”, con base operativa in una galleria di Milano, sui Navigli. E vanta collaborazioni altisonanti, alias Mondadori, oltre che avere in attivo centinaia di eventi su l’intero territorio nazionale. «Il mio desiderio iniziale - conclude - era stato quello di diffondere il festival per Ferrara, ma il palazzo mi colpì subito per la sua versatilità. L’anno scorso una parte del format l’abbiamo esportata a Piacenza, prevediamo di replicare altrove».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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