La Nuova Ferrara

CINEMA

L’attesa di Juliette Binoche che torna al dramma di "Film Blu"

di Gian Pietro Zerbini
Lou de Laâge e Juliette Binoche nel film "L'attesa"
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Lou de Laâge e Juliette Binoche nel film "L'attesa"

Il film di Piero Messina con protagonista la grande attrice francese  

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L'attesa
Un film di Piero Messina. Con Juliette Binoche, Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Giovanni Anzaldo. Drammatico, durata 100 minuti - Italia, Francia 2015.
 
di GIAN PIETRO ZERBINI
 
Juliette Binoche sembra tornata indietro di oltre vent’anni per la sua carica emotiva, drammaticamente presa a trasmettere un dolore forte in una specialissima elaborazione del lutto. Era dai tempi di “Film Blu” di Kieslowski che non si vedeva un’interpretazione così carica e sofferta di una delle più acclamate interpreti del cinema francese e mondiale.
 
Non è dato sapere fino a che punto il regista esordiente Piero Messina ricordasse la trilogia del maestro polacco sui tre colori, ma la sua è stata una scelta perfetta per il personaggio di una madre dolorosa, stuggente, quasi come Maria ai piedi della croce. È la storia di una passione laica, che ha analogie religiose con la settimana santa in attesa di una resurrezione.
 
Nel racconto irrompe forte anche un’altra presenza femminile la giovane Lou de Laâge, volto nuovo del cinema transalpino in una sfida di bravura con la Binoche che mette a confronto due generazioni di attrici, così vicine e così lontane. Messina è bravo a non ispirarsi troppo al suo maestro Paolo Sorrentino, al quale ha fatto da aiuto regista, senza cercare eccessi celebrativi nonostante un paesaggio circostante di elevata ispirazione. In una grande villa la cui facciata splende al sole della Sicilia e sembra uscita da un romanzo giallo di Camilleri, fanno da contrasto gli interni bui in un ben calibrato passaggio di luci e ombre esaltato dalla fotografia di Francesco Di Giacomo.
 
A fare da contorno alle protagoniste da segnalare il sempre bravo Giorgio Colangeli, veterano di tante produzioni italiane e il giovane Domenico Diele. La cosa che forse avvicina di più al cinema di Sorrentino è la colonna sonora intimista mentre si possono trovare più analogie con il morettiano “La stanza del figlio”.

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