Carofiglio: «Gli italiani bravi ad autoassolversi»
“Ci sedemmo dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati”, “La forma più alta di moralità è non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria”. Con queste citazioni, di Bertolt...
“Ci sedemmo dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati”, “La forma più alta di moralità è non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria”. Con queste citazioni, di Bertolt Brecht e Theodor Adorno, lo scrittore Gianrico Carofiglio ha descritto l’etica dello stare dalla parte sbagliata: «Pontificare dall’alto è molto comodo. Ma lo squilibrio è necessario per essere cittadini, umani e participi della diseguaglianza che c’è in giro».
Quella di venerdì non è stata solo una presentazione di un libro, ma un omaggio che l’autore, con le sue parole e la sua esperienza di ex magistrato, ha fatto ai tanti lettori presenti, parlando di rispetto delle regole, etica e deontologia. Nell’ambito della rassegna letteraria di Unifestival, “Ingresso lib(e)ro”, ideata dal costituzionalista Andrea Pugiotto, si è svolta venerdì alla libreria Ibs+Libraccio, la presentazione di due libri dello scrittore: La regola dell’equilibrio (Einaudi) e Con parole precise (Laterza). L’autore ha dialogato con Federico D’Anneo, direttore della scuola forense di Ferrara, e Pugiotto. Tanti i temi emersi: da come è nato il commissario Guerrieri alla necessità della chiarezza nel linguaggio, alla riflessione su responsabilità ed equilibrio, inteso come sincerità verso noi stessi. «Uno dei problemi in Italia - spiega - è il divorzio dalla realtà. Non siamo mai perfettamente consapevoli di chi siamo, le responsabilità delle nostre azioni, dando liceità ad azioni per niente nobili. La tendenza ad autogiustificarci ed autoassolverci è tipicamente italiana».
Oggi alle 16 la rassegna all’Ibs+Libraccio chiude con Maurizio Torchio che presenta il libro Cattivi (Einaudi). (v.c.)
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