La Nuova Ferrara

Riflessioni e cori: Ferrara ricorda Federico

di IRENE LODI
Riflessioni e cori: Ferrara ricorda Federico

L’incontro aperto dagli ultrà ferraresi. Sul palco, assieme a Patrizia, anche due rappresentati del sindacato di Polizia

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di IRENE LODI

«L. icenziate i poliziotti che hanno ucciso Federico». Con questo coro, cantato con rabbia dagli amici e dagli ultrà ferraresi, si è aperta venerdì la due giorni dedicata al ricordo di Federico Aldrovandi, morto dieci anni fa dopo essere stato fermato da quattro poliziotti nei pressi di viale Ippodromo. Parole semplici ma chiare e significative hanno accompagnato il coro: «Siamo qui per te, Federico». Il dibattito “Tra cittadino e stato: la violenza è inevitabile?”, organizzato dalla Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani del Senato, non poteva cominciare diversamente: si respira ancora frustrazione per quanto accadde quel 25 settembre di dieci anni fa. Frustrazione che colpisce in primis la famiglia ma anche, successivamente, l’intera città.

Il confronto ha visto protagonisti, da una parte, la madre di Federico, Patrizia Moretti, e Luigi Manconi, presidente Commissione diritti umani del Senato, e dall'altro Lorena La Spina, segretario nazionale dell'Associazione funzionari di polizia, e Daniele Tissone, segretario generale del Silp. Tra gli interventi, anche quello del sindaco Tiziano Tagliani che ha portato il suo saluto: «Non abbiamo molto da festeggiare, sono anni di dolore per Patrizia, difficili per la sua famiglia, ma forse di consapevolezza per Ferrara - ha dichiarato il primo cittadino - la città credo abbia imparato a partecipare, a scendere in piazza, a difendere i desideri di verità e giustizia che devono appartenere a una comunità che vuole essere democratica».

Luigi Manconi ha esordito con una citazione di Menandro: «Muore giovane chi è caro agli dei», e ha poi proseguito «forse il destino di Federico è andato oltre quella terribile notte permettendoci di riflettere ogni anno sulla tragedia sua e di molte altre vittime». Patrizia si è presentata al dibattito con sicurezza e forza ribadendo la sua fiducia nello Stato: «Io credo nelle istituzioni: in tanti mi hanno dimostrato solidarietà, moltissimi anche tra le forze dell'ordine. I più si vergognano degli agenti che hanno tolto la vita a mio figlio». Un bilancio amaro quello degli ultimi dieci anni: «Credo non ci possa essere giustizia definitiva per un omicidio ma che si debba tendere a un principio di verità», ha continuato la mamma di Federico. Lei, consapevole che le cose sarebbero potute andare diversamente, cosciente degli errori fatali che furono compiuti quella notte , ha trovato il coraggio di chiedere con convinzione un cambiamento nei processi di selezione delle forze di polizia. «Un'altra via era certamente possibile - ha confermato La Spina - il nostro lavoro ci espone a compiere scelte rapide, ma quegli agenti hanno sbagliato». Diventa fondamentale quindi investire nella formazione e cercare di imparare dai propri errori per evitare che fatti del genere accadano di nuovo, come ha dichiarato pure Tissoni.

«Il poliziotto rappresenta lo Stato, perciò è giusto pretendere da loro ancora più rigore - ha poi ribattuto Manconi - il pregiudizio è contro i poliziotti "cattivi", è questo per cui si è lottato in tutti questi anni: Patrizia ha restituito l'onore alla divisa, consentendo ai sindacati e agli agenti di ribadire la propria diversità». Poi è la stessa Patrizia a lanciare un’ammonizione: «Cerchiamo di fare in modo che queste morti non siano vane, cerchiamo di costruire un futuro che sia diverso da quello che ha incontrato Federico. Chiudo questi dieci anni con una cupa constatazione: oggi la situazione oggettiva è che i poliziotti che hanno ucciso Federico sono in servizio».

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