La cultura esce dalle stanze e fa respirare la città
In centinaia alla libreria Ibs+Libraccio per ascoltare tre grandi scrittori Carofiglio, Colombo e Torchio siglano il successo di Unifestival a Ferrara
Quando la cultura universitaria esce dalle sue torri e si rende accessibile a tutti attraverso il polmone di una libreria, compie davvero il suo dovere. La rassegna “Ingresso lib(e)ro”, di nome e di fatto, ha condiviso con la città l’esperienza e i punti di vista di tre grandi penne al servizio della giustizia, in ordine: Gianrico Carofiglio, Gherardo Colombo, e Maurizio Torchio. I tre scrittori sono stati accolti dall’Ibs+Libraccio che ha reso palazzo San Crispino un ulteriore palcoscenico di Unifestival.
E il curatore della rassegna, il costituzionalista Andrea Pugiotto, ha gradito la partecipazione del nutrito pubblico, che ha superato le 500 presenze. La platea al secondo piano, infatti, ha domandato e dibattuto con gli ospiti; una platea varia, composta sì da avvocati, qualche magistrato e studenti di diritto, ma soprattutto da interessati alle sorti della legge italiana, ai suoi limiti e ai suoi margini di miglioramento. «Attenzione, Mani pulite è stata una conseguenza - ha esordito Colombo sabato scorso - non una causa del cambiamento del sistema politico. Oggi non esiste più una connessione così stretta tra corruzione e finanziamento illecito dei partiti». Il senso di impunità che esisteva prima di Mani pulite si è riproposto con l’impresa di Berlusconi: «Ma è un po’ strabico guardare soltanto alla dissolutezze delle alte sfere, perché si mantiene tale in quanto presente a tutti i livelli della cittadinanza. Bisognerebbe marginalizzarla alla base, per prevenire moti d’intolleranza». Con Lettera a un figlio su Mani pulite (Garzanti) Colombo intende investire sia sui contenuti sia sui mezzi educativi, in maniera che i ragazzi conoscano ciò che è successo in Italia prima della loro nascita; poiché avendo chiaro il passato ci si districa dal presente. Sulla scia dell’ex magistrato di Briosco, Maurizio Torchio ha concluso l'evento di ieri, presentando Cattivi (Einaudi), un’intensa prova di scrittura sull'esistenza nelle carceri, un incrocio di storie compresse e storpiate dalla cattività: «Parlando con direttori di carceri o poliziotti penitenziari ponevo domande deliranti…quasi volessi organizzare un’evasione in grande stile. Invece volevo carpire cosa succedeva ai sentimenti, ai ricordi, alle speranze immerse nel vuoto più vuoto».
Matteo Bianchi
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