La Nuova Ferrara

il nuovo libro di maragna

Povertà e beneficenza nella nostra città tra storia e curiosità

Povertà e beneficenza nella nostra città tra storia e curiosità

Nell’archivio di Stato di Ferrara è conservata una pergamena datata 1249: sono le prime notizie dell’esistenza del conservatorio degli esposti, che nell’attuale via Bersaglieri del Po accoglieva...

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Nell’archivio di Stato di Ferrara è conservata una pergamena datata 1249: sono le prime notizie dell’esistenza del conservatorio degli esposti, che nell’attuale via Bersaglieri del Po accoglieva bimbi abbandonati e infermi poveri. Saranno numerose le strutture, realizzate nel corso dei secoli, destinate a ospitare indigenti, mendicanti e zitelle, sorte per iniziativa di confraternite religiose, duchi estensi, benefattori privati e istituzioni pubbliche. Ne dà conto, con la consueta attenzione per i particolari ricavati direttamente dai documenti dell’epoca, Luciano Maragna nel suo ultimo libro, intitolato Povertà e beneficenza a Ferrara. Le curiosità abbondano. Ecco nel 1491 la nascita della Compagnia di San Martino, scrive lo storico Antonio Frizzi, “composta da dodici uomini pii di ogni ordine, che a faccia coperta raccoglievano le elemosine e le distribuivano di notte ai poveri vergognosi per le vie della città”. C’è la cronaca del pranzo offerto nel 1480 dal duca Ercole I d’Este il quale “dette da dexenare suzo la sala grande, apparecchiata da signore, a 110 poveri (pranzo dei poveri e lavanda dei piedi il giovedì santo) de vivande delicate, a li quali lui ghe serviva in piedi insieme con il signore messer Sigismondo da Este”, annota Bernardino Zambotti.

Nell’agile volume, reperibile alla Cartoleria Sociale di piazza Repubblica, si può leggere l’elenco delle zitelle ospitate nel Conservatorio dei Mendicanti nel 1798, oppure i nomi dei ferraresi che devolsero denaro alle Opere Pie. E ancora: quanti erano gli indigenti censiti in città nel 1828? Per l’esattezza 191. Per alleviare il freddo invernale nel 1846 il Gonfaloniere (colui che oggi chiameremmo il sindaco) destinò, riportano le cronache, “un ambiente con fuoco nello stabile della Caserma di San Nicolò, dove i poveri potranno recarsi dalle ore 10 antimeridiane sino alla mezzanotte”. Fabio Terminali

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