La Nuova Ferrara

Stagione di danza al via in onore del Brasile

Stagione di danza al via in onore del Brasile

Mercoledì primo spettacolo con il Grupo Corpo del coreografo Pederneiras: «Dopo tanti anni ormai siamo una famiglia»

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Due coreografie e 21 danzatori apriranno la stagione 2015/16 di Danza al Teatro Comunale Abbado di Ferrara. Lo spettacolo, che si terrà mercoledì alle 21, vede in scena il “Grupo Corpo”, compagnia brasiliana insieme dal 1975. La serata sarà divisa in due momenti: “Triz” e “Parabelo”. In attesa di vedere gli strepitosi danzatori nella città estense, abbiamo intervistato il coreografo Rodrigo Pederneiras.

“Grupo Corpo”, qual è la particolarità di questa compagnia di danza che, insieme, è anche un’impresa familiare viva da ormai 40 anni?

«La particolarità - spiega - è che siamo un gruppo di persone che lavorano assieme come una famiglia da lungo tempo, indipendentemente dal cognome della famiglia. La compagnia ha lavorato molti anni per costruirsi un’identità artistica, ora ce l’abbiamo chiaramente, ed è molto brasiliana».

A Ferrara verranno eseguiti Triz e Parabelo, due spettacoli distinti. Ce ne può parlare nel dettaglio?

«Triz è una coreografia riguardo ai limiti. I limiti li abbiamo in tutti i campi: artistico e personale. Quando ho cominciato a ideare la coreografia di Triz, ho dovuto subire un’operazione al ginocchio e non potevo nemmeno camminare. Per poter realizzare la nuova coreografia, ho dovuto superare tutti i miei limiti. Parabelo ci porta ad una parte del Brasile che si esprime in una parola. È una grande regione nella parte interna del Paese, collocata al centro del Nord-Est. Da una parte è una regione estremamente secca, dove la vita è molto dura, e paradossalmente, dall’altra parte è la regione che ha la più grande varietà di arte popolare, sempre piena di colori, musica, ritmi f e danze sensuali».

Perché rappresentarli assieme? C’è legame tra loro?

«Questa scelta è molto bella, perché “Parabelo” è una piéce del 1997 ed è il nostro marchio di fabbrica. L’abbiamo portata in scena per 18 anni, e ci fa piacere danzarlo come primo pezzo quando arriviamo in una città per la prima volta. “Triz” è del 2013, ed è molto diversa da Parabelo. Una è molto colorata e l’altra è in bianco e nero. È una bella gara!».

Quali sono le gioie e i dolori che vi spingono a proseguire ed a fare sempre meglio?

«Quello che mi spinge è il bisogno di continuare a camminare avanti, creando un’arte che tocca le persone».

Samuele Govoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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