In viaggio lungo le sponde del Reno
Sei fotoamatori decantano la vita di questo corso d’acqua in un volume di immagini e testi
Da Prunetta (Pistoia), passando per Casalecchio di Reno (Bologna), fino a sfociare nell’Adriatico entrando nelle splendide valli di Comacchio. Questo è il lungo viaggio del fiume Reno, 211 chilometri di acqua e storia a cui Officina Controluce ha dedicato una mostra fotografica, promossa dal circolo culturale “Amici del museo” di Renazzo, organizzata assieme all’assessorato alla cultura di Cento e con l’aiuto di Andrea Samaritani. Dalle splendide fotografie è nato anche un catalogo, “Reno, acqua che scorre, il fiume si racconta”, con cui è lo stesso corso d’acqua, nei testi di Alba Balboni e Luca Govoni, a decantare le vicende che si sono succedute sulle sue sponde.
Scatti e momenti del fiume sono stati fissati dai fotoamatori Mirco Balboni, Federica Brunelli, Enrica Gilli, Luca Govoni, Lorenzo Guerzoni, Andrea Tomba, partendo dalla sorgente sulle colline a Prunetta, scendendo alla chiusa di Casalecchio, scattando immagini eccezionali, toccando poi Cento, Dosso e Sant’Agostino fino ad arrivare al mare. Un laboratorio fotografico alla scoperta del fiume, dei suoi tanti e spettacolari ponti, delle terre che lo circondano, delle vita intorno al fiume.
Un’avventura iniziata per riscoprire il corso d’acqua più lungo dell’Emilia Romagna, per far conoscere la sua storia. Come detto dalla provincia di Pistoia con una leggera pendenza il Reno tocca colline, boschi, terre pianeggianti e coltivate solcate da alti argini, valli bonificate per arrivare in Adriatico. A Cento segna poi il confine con la provincia di Bologna.
Alle origini
. Ma non è sempre stato questo il suo percorso. In un tempo ormai molto lontano le sue acque riuscivano a raggiungere, durante le piene, il fiume Panaro e anche il Po con una frequenza di due tre volte l’anno. Sulle sue sponde ci sono tracce di insediamenti umani, nella zona collinare in pianalti terrazzati, che risalgono fin dal Paleolitico. In pianura sono stati trovati reperti del Mesolitico mentre, dove oggi sorge Bologna, le civiltà del Neolitico hanno lasciato le loro impronte.
Ma non solo le civiltà preistoriche ad aver lasciato la propria firma vicino alle sponde del Reno. Gli etruschi si muovevano infatti lungo le rive fertili del corso d’acqua fermandosi poi stabilmente nella zona in cui oggi sorge Marzabotto. Rimasero lì fino al VI secolo avanti Cristo fino all'arrivo dei Galli della tribù dei Boi di origine celtica. Il commercio, l’agricoltura, l’allevamento rendevano ricche queste zone, pacifiche e perfette per sviluppare civiltà avanzate. Ma più a sud la potenza di Roma aveva iniziato il suo lungo cammino verso la conquista del mondo all’ora conosciuto. Il nome Reno non deriva, come si può pensare dai romani, che hanno popolato le terre nei secoli a venire, ma bensì dai Celti, che prima di loro avevano occupato la zona. Indicando l’acqua pronunciavano "Rheinos" che in lingua celtica significa semplicemente “corso d'acqua”. Un nome che gli stessi celti avevano dato al grande fiume dell'area nordeuropea: da dove erano si spostarono per arrivare nella penisola italica.
Pascoli, agricoltura e commercio di metalli dicevamo. Una pace che era inevitabilmente destinata a terminare con l’arrivo dei romani. Era il 225 a.C. e le legioni romane conquistarono le rive del Reno. Ancora oggi, come nel catalogo racconta lo stesso Reno grazie alle parole di Luca Govoni, il corso d’acqua osserva il lavoro preciso e instancabile degli archeologi e degli storici che sulle sue sponde “argomentano su quello che è avvenuto più di 2.000 anni fa”.
Arrivano i romani
Quando sono arrivati i romani è cambiato il ritmo: i pascoli che, comunque continuava ad essere presenti, in parte lasciarono il posto alle strade, le capanne vennero sostituite da edifici in muratura, più grandi, e ampie zone di pianura vennero bonificato: al terra iniziò ad essere coltivata stabilmente e la popolazione iniziò a mettere sempre più in profondità le proprie radici sul territorio. La famosa via Emilia risale al 187 a.C. conclusa da Marco Emilio Lepido proprio con un ponte che attraversava il Reno da parte a parte. Lungo 200 metri e con 18 arcate il ponte cedette più volte alla forza delle acque del fiume.
La caduta dell’impero
Con la caduta dell'impero romano tutta la zona di pianura lungo le sponde del Reno è stata nuovamente abbandonata ed è tornata ad essere acquitrinosa e malsana viste le continue piene. Il Reno durante questo periodo ha continuato a scorazzare in giro per le campagne e a cambiare direzione formando tanti nuovi alvei per centinaia di anni, ed è proprio per questo che tanti paesi portano all’interno del proprio nome quello del fiume: Corporeno, Reno Centese, Volta Reno, Reno Vecchio, Dosso e Renazzo. Il fiume scorreva a nord di Cento e le acque si mescolavano con quelle del Panaro.
Appare Renazzo...
Proprio la comunità di Renazzo si è insediata su un letto che era quasi in comune fra il Reno e il Panaro. Proprio Renazzo viene citato per la prima volta nella storia in un documento del 1381 che riporta i confini di un luogo chiamato Valle Floriana o Valle Fiorana. Tutta la zona e il vicino territorio del Malaffitto erano di proprietà della diocesi di Bologna. Il vescovo era Ottaviano II Ubaldini e fu lui a concedere in "partecipanza" alle genti delle comunità di Renazzo e Pieve di Cento per ventinove anni un'area da bonificare e da prosciugare dalle paludi erigendo argini, scavando canali e diradando la selva. È poco dopo la bonifica che Pieve di Cento si separò Renazzo e fu il papa in persona, Pio II, ad acconsentire alla vendita di queste terre che erano ritenute improduttive a causa delle tante inondazioni. Questo fatto, riportato sul documento, segna l’indissolubile legame tra Renazzo e la Partecipanza. Quella che è oggi conosciuta come la via Paratore era in realtà l'argine destro lungo nove chilometri che avrebbe dovuto proteggere Cento dalle acque quando il fiume scorreva a nord della città. Solo quando il fiume è stato incanalato fra alti argini a sud di Cento nel 1489 è nata la parrocchia di Renazzo sulla terra del Malaffitto.
Nel catalogo questa grande storia del fiume Reno è riportata con allegria da Govoni. Un viaggio emozionante che è possibile percorrere con foto e testi riportati dentro il catalogo. Il tomo è disponibile in vendita nella cartolibreria “Punto e virgola” e all’edicola Ramponi di Renazzo. La raccolta completa delle foto è anche consultabile su www.officinacontroluce.wis.com. Per maggiori informazioni scrivere all’indirizzo amicidelmuseorenazzo@gmail.com
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