La Nuova Ferrara

il racconto di gaia conventi - seconda puntata

L’incontro con Germano mentre Poirot aspetta il suo ritorno

L’incontro con Germano mentre Poirot aspetta il suo ritorno

“Amico, mi serve che alzi la gamba” e il cane mi guarda come gli avessi chiesto d’esibirsi al freak show. “Intendo dire che devi fare pipì accanto ai vasi, li vedi? I vasi che delimitano l’estivo. Tu...

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“Amico, mi serve che alzi la gamba” e il cane mi guarda come gli avessi chiesto d’esibirsi al freak show. “Intendo dire che devi fare pipì accanto ai vasi, li vedi? I vasi che delimitano l’estivo. Tu fai pipì e io mi faccio gli affari altrui”. Questo, ovviamente, mi costerà una cena a base di salamina, ma mia zia Italia è convinta che la salama da sugo sia un toccasana. Figuriamoci se può dare fastidio a un cane; a lui, semmai, leviamo il puré. Che non si sa mai, potrebbe risultare pesante. Poi uno si spiega perché a casa Girondi - librai ferraresi da generazioni - quello smilzo è mio cugino Pierfi che staziona al McDonald’s.

“Una pipì con calma - faccio presente al cane -, perché quei due musi accanto a Tedoldi mi piacciono poco, quei marcantoni non promettono niente di buono”. Poirot si avvia ai vasi, strattonando il guinzaglio come suo solito. “Avvertimi quando parti, eh?” e svelto riappoggio il romanzo che fingevo di sfogliare. Il libraio mi guarda con compassione: a noi Girondi è vietato acquistare libri, la mia famiglia i libri li vende e se voglio un libro lo devo chiedere agli zii. Pagandolo. Se mio zio Beppe sapesse che compro libri da un tizio con cui non sono imparentato, verrei tolto dal testamento. Io, il cane no. Il mio cane piace a tutti, il mio cane qui è un eroe.

Poirot esegue il mio ordine - chiedergli di fare pipì non è pretendere troppo, un cane delle sue dimensioni ha una vescica capiente - e io scruto il buffet approntato nell’estivo. L’anziano sposino non stacca gli occhi dalla punta delle sue scarpe - Paciotti, vitello, uno stipendio da sbirro e i lacci in omaggio -, la sposa parlotta coi due tizi che hanno attirato la mia attenzione. Taglio a spazzola, giacca e pantaloni di taglie differenti: fianchi stretti e un capospalla del 54. Quei bestioni sotto la giacca covano dorsi da lottatore e fondine ascellari. Security? Non credo, Tedoldi al night si avvale soltanto di manodopera nostrana. O ha cambiato scagnozzi o si è ficcato in qualche guaio.

Nel frattempo la mia scusa per stare lì giunge al termine, non posso sperare che Poirot abbia una vescica supplementare. Ma è proprio Tedoldi a levarmi dagli impicci, mi vede e mi fa un cenno. Non è un saluto, assomiglia più a un appuntamento. Lo vedo dire qualcosa all’orecchio della mogliettina e avviarsi all’interno. Faccio il periplo del locale, passo sotto il Vòlto del Cavallo ed entro dalla porta principale. Con vista sul Duomo e sui turisti convinti che il cellulare possa sostituire la macchina fotografica. Illusi!

L’uomo non è al bancone, e difatti non mi aspettavo di vederlo lì. Lascio il guinzaglio a un ragazzo di colore che sta tentando di vendermi un libro di favole africane. Gli prometto che all’uscita acquisterò la trilogia, ben sapendo che questo mi farebbe diseredare. Entro nel bagno e trovo Germano Tedoldi che si sciacqua il viso.

Gaia Conventi

2, continua

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