La storia di Ferrara ha ancora tanto da dire
Quarzi: «Vari temi da approfondire». Guarnieri: «Utile il lavoro con le scuole». Reichel: «Siamo un riferimento per l’Italia»
Historia magistra vitae, scriveva Cicerone nel 55 a.C., una verità valida ancora oggi. Ecco perché la difesa del passato, della memoria e della ricerca in ambito storico è così importante; a Ferrara sono soprattutto tre le istituzioni che si occupano del patrimonio artistico e culturale della storia ferrarese e italiana: l’Istituto di storia contemporanea, il Museo del Risorgimento e della Resistenza e il ‘giovane’ Meis, fresco di notizia del completamento.
Anna Quarzi (Istituto di storia) fa il punto della situazione: «Ferrara ha una storia molto ampia come capitale del Rinascimento, ma credo ci sia ancora molto da studiare per quanto riguarda il ’900, non solo per quella che è la storia del fascismo. Sarebbero da approfondire anche i grandi cambiamenti legati all’emigrazione, alla riforma agraria, alla storia artistica. Sarebbe importante migliorare la ricerca, soprattutto in direzione dei giovani, e dare loro la possibilità di lavorare sul campo. Solo tramite l’analisi storica si può comprendere il presente».
L’Istituto cerca da sempre di muoversi in questa direzione, tentando di accostare i ragazzi alla storia, e aiutando chi vuole intraprendere la professione di storico. «Oggi si vive solo nel presente - conclude - e sembra che la società non abbia più memoria. Certo i cambiamenti sono stati tanti, ma proprio per seguire il progresso si ha bisogno di una riflessione storica. Gli archivi e le biblioteche potrebbero aumentare la possibilità di fruizione, e mettere a disposizione di tutti il proprio patrimonio, il lavoro che deve essere fatto parte comunque dalla scuola».
Anche il Museo del Risorgimento si impegna nell’ambito educativo e dell’istruzione, come ci dice Antonella Guarnieri: «È fondamentale il nostro lavoro con le scuole, che si sta sviluppando in maniera esponenziale: il rapporto con le scuole, il lavoro diretto con gli studenti, che si appassionano al lavoro di archivio e ricerca, fornendo un apporto particolarmente stimolante al ricercatore che li guida, rappresentano un nodo centrale della vita del Museo, fortemente voluto dall’amministrazione comunale, assieme al rapporto con i cittadini che si rivolgono quotidianamente a noi per approfondimenti e domande di carattere storico».
Come afferma la Guarnieri, insegnare la storia e farla conoscere, approfondirla, è fondamentale per la vita della comunità, che in essa trova stimoli culturali e di aggregazione, ma ancora di più mostra la propria attualità nel contatto con i giovani, che nel contatto diretto con la ricerca iniziano ad apprendere un metodo scientifico che sarà utile qualsiasi poi sarà il loro percorso successivo. Lei stessa, poi, ci spiega come la storia ferrarese sia ricca di elementi paradigmatici, dal medioevo sino ai giorni nostri: «Il Risorgimento ferrarese, ad esempio, rinnovò il legame secolare tra gli ebrei e la città - dichiara -, così come la storia delle lotte nelle campagne agli inizi del ’900 e le prime rilevanti conquiste “sindacali". Allo stesso modo risulta esemplare, a livello nazionale, il ruolo giocato dallo “squadrismo” ferrarese, organizzato e guidato da Italo Balbo, nella conquista del potere fascista e, successivamente, nel consolidamento del regime».
E per quanto riguarda la storia ebraica, la relazione della città con il Meis è fortissima, come afferma la dottoressa Sharon Reichel: «Il Meis è una realtà nazionale con sede a Ferrara. La città è, e sarà sempre, un punto di riferimento nel panorama italiano, tanto che abbiamo iniziato con le attività ancora prima di avere pronta la struttura completa».
«Ferrara permette di testare sul locale le attività che proporremo poi a livello italiano - continuato la Reichel -, il ferrarese è un pubblico difficile, ma questo significa anche avere un prodotto di eccezionale qualità a livello finale».
L’impegno del Meis è duplice, poiché racconta sia la storia “attiva” degli ebrei ferraresi e italiani, sia quella collettiva e passiva della shoah. «Conoscere la storia consente anche di conoscere noi stessi - conclude infine la Reichel -, poiché la collettività è formata dall’individuo, e le conoscenze acquisite nel tempo permetteranno di comportarsi responsabilmente, per non ripetere gli errori del passato».
Il fascino del passato non si può esaurire con lo studio canonico e tradizionale, ed il lavoro continuo di queste realtà ferraresi dimostra che avremo sempre qualcosa da scoprire indagando sugli eventi che, dalle origini, hanno costruito il nostro presente.
Irene Lodi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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