Paolo Cirelli trionfa all’Overtime film festival
Il lungometraggio Maximum Quota dedicato all’impresa sportiva ecuadoregna di Venturini premiato per la miglior regia
Intervistato diversi mesi fa aveva detto di avere in cantiere un progetto riguardante l'Ecuador. Paolo Cirelli, documentarista ferrarese che tra le varie cose collaborò anche alla realizzazione de La notte non fa più paura in qualità di aiuto regista, ha portato a termine il suo lavoro e lo ha intitolato Maximum Quota. Una “fatica” che gli ha portato in dote il premio per la Miglior regia all’Overtime film festival di Macerata.
Come è nato questo documentario?
«È nato sul Chimborazo, una montagna alta oltre 6.000 metri situata nell'entroterra ecuadoriano. Quando io e i miei colleghi siamo partiti per l’Ecuador (autunno 2014, ndr), sapevamo che dovevamo realizzare un servizio di 12 minuti per Sky Sport. Poi però abbiamo capito che c’era la possibilità di fare molto di più. Mentre ero là ho pensato a un film documentario e una volta tornato a casa, ho proposto l'idea a Paolo Venturini e Gianluca Cestari, rispettivamente atleta e produttore esecutivo del film, cercando di convincerli del fatto che 16 ore di girato ci sarebbero bastate per realizzare un documentario che potesse parlare non solo dell'impresa sportiva in sé, ma anche del rapporto tra l’uomo e la montagna, tra un Paese come l’Ecuador e il suo vulcano simbolo: il Chimborazo».
Perché hai scelto di intitolarlo Maximum Quota?
«Il documentario prende il nome dall’impresa che doveva compiere Paolo Venturini: correre per 241 chilometri partendo dalla città di Guayaquil, situata a livello del mare, fino alla cima del Chimborazo a 6.300 metri di quota: tutto questo in soli cinque giorni e senza l'uso né di ossigeno artificiale, né di medicinali contro il mal di montagna. Davvero un’impresa estrema».
Per quanto tempo ci hai lavorato e qual è la stata la parte più difficile?
«In Ecuador siamo rimasti solo una decina di giorni, ma poi tra interviste in Italia, montaggio e rifiniture sono serviti circa otto mesi, lunghissimi, dove nel frattempo ho continuato a lavorare ad altri progetti che mi portavano via tempo ed energie. Era il mio primo lungometraggio. La sfida maggiore era riuscire a dimostrare a me stesso che avrei potuto realizzare un film di almeno 70 minuti sulla montagna, capace di emozionare e commuovere lo spettatore come era successo a me e ai miei compagni di viaggio nel vivere l’impresa».
Ha vinto il premio per la Miglior regia all’Overtime Film Festival. Se l’aspettava?
«Sinceramente no. Ho partecipato alla cerimonia di premiazione per pura curiosità. Per me era già un successo aver presentato il mio lavoro in quel contesto. In concorso c’erano diverse produzioni importanti, sia per nome sia per le risorse di cui disponevano, non mi aspettavo di vincere e invece. E pensare che tutto è nato solo per un po’ di sana follia e voglia di provarci».
Parteciperà ad altri festival?
«Sì, abbiamo mandato il film a diversi festival, quasi tutte a tema montagna. Dal 24 al 29 ottobre saremo in concorso al Festival Internacional de Cine de Ibarra in Ecuador e proprio il 29 sera parteciperemo anche al Milano Mountain Film Festival. Poi si vedrà. Per ora tutto quello che viene è ben accetto. È già un successo averlo realizzato e poterlo mostrare al pubblico. Se poi anche i festival lo trovano meritevole è fantastico».
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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