La Nuova Ferrara

CINEMA

"The Program", il grande imbroglio con Lance Armstrong che si tinge di giallo

Gian Pietro Zerbini
Ben Foster è Lance Armstrong nel film “The Program”
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Ben Foster è Lance Armstrong nel film “The Program”

Il  film di Stephen Frears propone la parabola del super campione di ciclismo poi squalificato per doping

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The Program
Un film di Stephen Frears. Con Ben Foster, Chris O'Dowd, Dustin Hoffman, Lee Pace, Jesse Plemons, Guillaume Canet. Biografico, durata 103 minuti - Gran Bretagna 2015.

di GIAN PIETRO ZERBINI
Quando in un racconto giallo e intrigante conosci già il finale si perde gran parte del pathos e dell’interesse per la vicenda. È il rischio che si corre a portare sul grande schermo storie biografiche e note, spacciandole per thriller. È l’errore compiuto da Stephen Frears, uno dei maggiori registi mondiali - basta citare il monumentale “Le relazioni pericolose”o il recentissimo “La teoria del tutto” - che ha voluto trasforma la storia del ciclista Lance Armstrong in un’opera a metà strada tra inchiesta e leggenda sportiva.

Ben lontano da “The Armstrong Lie”, il documentario di Alex Gibney di due anni fa dove immagini e fatti procedevano incalzanti come un grande storytelling giornalistico, questo “The program” appare scontato anche nel positivo messaggio contro il doping. Campione, eroe, icona, bugiurdo: sono i termini che costituiscono la parabola di questo incredibile personaggio che ha vinto 7 Tour de France, dopo aver battuto anche un tumore, ma alla fine quelle maglie gialle sono il colore dell’imbroglio per aver usato trucchi per migliorare le prestazioni in gara.

Nel film esce con le ossa rotte, come gli avversari di Armstrong sull’Alpe d’Huez o sul Mont Ventoux, anche il medico ferrarese Michele Ferrari, interpretato da Guillaume Canet. I legali dI Ferrari hanno anche chiesto il ritiro del film per i contenuti lesivi alla reputazione del loro assistito.

Azzecata dal punto di vista fisionomico la scelta del protagonista. Ben Foster è un Armstrong che sembra una sfinge quando scala o scende quelle cime che hanno fatto la storia del ciclismo, ma non riesce a distribuire bene le emozioni, la sua forza e la sua debolezza, caratteristiche che l’hanno portato dalla gloria sportiva alla vergogna dell’imbroglio. Una storia amara, con anche un Dustin Hoffman d’annata, su un ambiente travolto da scandali e tragedie. Sono lontani i tempi in cui si rideva del ciclismo con film tipo “Totò al Giro d’Italia”.

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